Ho cambiato radicalmente il mio giudizio su Putin. Qualche anno fa, condizionato dai mezzi di comunicazione, ritenevo Putin un dittatore che meritava disprezzo. Poi, circa 5 o 6 anni fa ho scoperto che viviamo sotto l’ombrello di un Sistema Monetario truccato, che ruba soldi ai cittadini e agli Stati per trasferirli al sistema bancario: Per qualche misterioso motivo gli Stati hanno scelto di trasferire la propria Sovranità Monetaria al sistema bancario.
Tutto viene fatto in modo molto anonimo, misterioso e poco comprensibile e, di fatto, quasi nessuno sa come funziona il sistema di emissione della moneta.
Da quella scoperta ho iniziato un viaggio di ricerca che mi ha portato a scoprire che siamo nelle mani di un potere sovrannazionale che riesce a controllare tutto; tutti gli argomenti sono correlati tra loro con una strategia che è difficile individuare, ma tutto risale in qualche modo a dei poteri sovrannazionali.
La perdita di tutte le sovranità dello Stato, il programma di decarbonizzazione, la pandemia da Covid, l’emissione monetaria, la guerra in Ucraina, il controllo delle fonti energetiche, l’ossessione della CO2, il controllo e la manipolazione di informazioni in internet e nei mezzi di comunicazione, ecc. sono tutti argomenti che hanno un filo comune che li riporta in qualche modo ai poteri sovrannazionali.
Il Mostro Putin
Nel corso degli anni l’immagine negativa di Putin è stata costruita a tavolino da USA e UK, che sono riuscite a manipolare le nostre menti. Lo hanno scritto anche chiaramente nei report di strategia geopolitica della Rand Corporation, società di consulenza geopolitica degli USA, che bisognava minare l’immagine di Putin e della Russia.
Man mano che ho imparato a conoscere Putin (ho anche sottotitolato alcune sue dichiarazioni ed interviste) ne ho apprezzato le qualità di uomo e statista.
L’ho visto deporre fiori, con molto rispetto e devozione, sulle tombe di piloti e marinai sovietici morti durante la Seconda Guerra Mondiale e sepolti nel cimitero di Fort Richardson in Alaska. Ho visto filmati in cui si inginocchiava in segno di rispetto di fronte ai bambini e ai malati.
Tutti i suoi ragionamenti sono molto sensati e prima di entrare in guerra, per decenni, aveva avvertito l’occidente di smettere di circondare e provocare la Russia militarmente, non rispettando la parola data negli anni ’90 a Gorbaciov.
Premessa storica sull’Ucraina
Non si può giudicare l’intervento militare russo in Ucraina senza prima capire quali sono i gli avvenimenti pregressi che hanno spinto la Russia ad intervenire. Già avevo affrontato l’argomento in questa ricostruzione storica, ma vale la pena di riepilogare i fatti.
La strategia geopolitica USA, da sempre, ha cercato di isolare l’Europa dalla Russia, sia dal punto di vista politico che energetico. L’unione di Russia ed Europa avrebbe creato un gruppo economico che avrebbe dato molto fastidio all’egemonia USA. Tale concetto è stato ribadito da diversi esperti di strategia e geopolitica americani (ascoltate ad esempio George Friedman qui).
Proprio per questa strategia geopolitica, gli USA hanno creato una immagine distorta di Putin e della Russia. Sono state installate postazioni NATO sempre più vicine ai confini della Russia; si sono svolte continue e frequenti esercitazioni NATO ai confini della Russia, nel mar Baltico e nel Mar Nero, con l’obiettivo di provocare e intimorire la Russia e spingerla a spendere di più per armarsi, mettendo a rischio la sua economia. Gli Stati Uniti hanno interferito nella politica interna dell’Ucraina che è stata usata come un grimaldello per scardinare la Russia.
L’ingerenza degli USA in Ucraina è più che decennale, con l’obiettivo strategico di togliere l’Ucraina dall’orbita della Russia e farla entrare in quella dell’Unione Europea. Obiettivo perfettamente raggiunto a costo di milioni di vite umane.
Gli USA hanno manovrato in Ucraina per ottenere un cambio di regime, deponendo governi filo-russi o neutrali per instaurare governi filo-occidentali.
George Soros, già nel 2004 aveva finanziato ONG locali per destabilizzare il paese ed ottenere un cambio di regime. Il tentativo del 2004 non andò a buon fine perché le elezioni confermarono un candidato filo-occidentale. Ma le continue tensioni interne portarono nel 2006 al potere il filo-russo Viktor Janukovyč.
A continuare l’opera di Soros, gli USA mandarono l’inviato speciale Victoria Nuland, che nel 2013 dichiarò di aver speso ben 5 miliardi di dollari per “democratizzare” il paese. In pratica aveva finanziato le forze di opposizione per ottenere un cambio di regime. Nel 2014 scoppiò la rivoluzione di Piazza Maidan e si instaurò un nuovo governo filo-occidentale i cui ministri furono addirittura scelti dalla Nuland.
Il nuovo governo iniziò una politica russo fobica, vietando la lingua russa, addirittura andando contro la chiesa ortodossa russa, mettendo fuori legge tutto ciò che era russo. Questa politica russo fobica spinse le popolazioni della Crimea e del Donbass a indire dei referendum per separarsi dall’Ucraina.
A marzo del 2014, in Crimea il 96% della popolazione si dichiarò a favore dell’annessione alla Russia. In Crimea furono presenti osservatori volontari provenienti da 23 Paesi, tra cui 54 membri di Stati dell’Unione Europea, inclusi parlamentari nazionali ed europei. Tuttavia, non parteciparono gli osservatori ufficiali dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), che considerò il referendum illegale e in violazione del diritto internazionale.
A seguito dei fatti della Crimea, a maggio 2014 anche le popolazioni del Donbass indissero due referendum, dove la regione di Donetsk (79%) e di Luhansk (86%) votarono a favore dell’indipendenza. Anche in questi due referendum erano presenti osservatori internazionali, tra cui alcuni italiani, come giornalisti, politici e attivisti con posizioni filorusse.
Questi osservatori non erano inviati da organismi ufficiali come l’OSCE o le Nazioni Unite e naturalmente anche questi referendum furono ritenuti invalidi, ma il volere del popolo era molto chiaro e netto.
Tutti dimenticavano che il principio di autodeterminazione è sancito dalla Carta delle Nazioni Unite; casomai avrebbero dovuto chiedere di ripetere i referendum.
Quello che invece avvenne fu che il governo ucraino decise di intervenire militarmente, attaccando le popolazioni e i ribelli separatisti del Donbass. Si stima che dal 2014 al 2022 nel Donbass siano morte circa 14.000 persone sotto gli attacchi delle milizie ucraine e dei battaglioni nazisti ucraini.
Preoccupati dalla escalation militare, Francia, Germania e Russia cercarono di favorire dei negoziati per porre fine al conflitto.
A settembre 2014 furono firmati gli Accordi di Minsk, ribaditi poi a febbraio 2015. Gli accordi furono firmati da Ucraina, Russia, rappresentanti OSCE e rappresentanti dei Separatisti. Gli accordi prevedevano: il cessate il fuoco immediato, lo scambio di prigionieri, una maggiore autonomia per le regioni del Donetsk e Luhansk.
La accordi di Minsk non furono mai rispettati e il conflitto in Donbass continuò fino al 2022.
A dicembre 2022 Angela Merkel, in un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit dichiarò che gli Accordi di Minsk erano serviti a dare tempo all’Ucraina per rafforzarsi militarmente. Di fatti quello era il compito di Victoria Nuland, che continuava a finanziare l’Ucraina per rafforzare il suo esercito.
L’intelligenza artificiale mi dice che nel 2013 l’esercito dell’Ucraina era fragile e sottofinanziato con 6.000 soldati effettivi ed equipaggiamenti obsoleti ereditati dall’Unione Sovietica.
Nel 2021 l’esercito ucraino aveva 250.000 militati effettivi, armamenti di standard NATO e addestramenti congiunti con paesi occidentali.
Pazienza di Putin
Putin aveva ripetutamente reclamato nel corso degli anni per la continua e pressante espansione della NATO vero i paesi dell’Est, non rispettando la promessa fatta a Gorbaciov negli anni ’90. Gorbaciov aveva acconsentito alla riunificazione della Germania, a patto che la NATO non espandesse la sua presenza verso i paesi dell’est, ma si sarebbe fermata in Germania Est.
Un’ultima richiesta di Putin a dicembre del 2021 di concordare un trattato di non belligeranza con la NATO fu sdegnatamente rifiutata.
Putin è stato estremamente paziente e prudente, forse fin troppo perché si era lasciato circondare militarmente dalla NATO. Non poteva però accettare una presenza della NATO anche in Ucraina, paese di frontiera, fortemente ostile e militarizzato, dove avrebbero potuto piazzare armi nucleari.
Manipolazione della Politica e dei Media
Tutta questa premessa storica viene del tutto ignorata, dimenticata, come se questi fatti non fossero mai avvenuti, sia dalla classe politica che dai mezzi di comunicazione. Per loro la guerra è iniziata nel 2022 con l’aggressione di Putin all’Ucraina. In realtà la guerra era già iniziata nel 2014 con l’aggressione dell’Ucraina alla regione del Donbass ed era stata preparata per vari anni dagli Stati Uniti.
Dicevo che l’immagine di Putin viene manipolata dai mezzi di comunicazione e dai politici; ogni volta che ne parlano gli attribuiscono un appellativo negativo che va da Zar a Oligarca a Aggressore, quando sono gentili, per passare a termini più offensivi come Dittatore, Despota, Tiranno, Autocrate, addirittura Orco detto di recente da Macron.
I termini più negativi si ascoltano nei dibattiti televisivi dove parlano giornalisti prezzolati, che lavorano per editori schierati con i poteri forti sovrannazionali. Sono talmente schifato da questi giornalisti e da questi dibattiti, in cui vengono dette un sacco di bugie, che ormai ho smesso di guardarli.
In questi ultimi anni siamo stati inondati da bugie, sul Covid e sui vaccini, sulla guerra in Ucraina, sulla Crisi Climatica Antropica, sulla CO2, sul Sistema Monetario, e tutte le bugie hanno un denominatore comune: la loro origine viene sempre da certi poteri sovrannazionali.
La politica, da parte sua, seguendo le direttive che arrivano dai quei poteri, ha oscurato tutti i canali di comunicazione sia via Internet, sia via TV, sia via Satellite che provenivano da fonti russe, tacciate di fare propaganda e divulgare false notizie. In Europa sono state promulgate leggi come il Digital Service Act per gestire le informazioni in internet in TV e sulla stampa.
In questo modo si dà spazio solo alla propaganda di Sistema, alla propaganda di Stato, alla propaganda dell’Unione Europea, alla propaganda dei poteri sovrannazionali e si cercano di bloccare la voce dei dissenzienti.
Russia – Italia a confronto
Contrariamente all’immagine negativa che ci viene propagandata, Putin è stato un buon leader per il suo popolo fin dal suo insediamento.
Quando salì al potere nel 1999 ereditò un paese fragile e turbolento, con una profonda crisi economica, disoccupazione, povertà e corruzione dilagante. La produzione industriale era basata su fabbriche obsolete, non competitive sui mercati internazionali.
Putin prese in mano un paese povero, dove il potere era più nelle mani degli oligarchi, che avevano profittato di una politica di privatizzazioni selvagge. Gli oligarchi avevano spesso rapporti poco trasparenti con gli Stati Uniti; essi gestivano risorse chiave come petrolio, gas, metalli, telecomunicazioni ed avevano partnership con aziende occidentali, inclusi gruppi americani, che cercavano di entrare nel mercato russo.
All’inizio della sua presidenza, Vladimir Putin avviò una vera e propria “resa dei conti” con alcuni oligarchi russi, che avevano acquisito enorme potere economico e mediatico negli anni ’90, molti dei quali erano considerati vicini all’Occidente o comunque favorevoli a una Russia più aperta.
Gli USA, attraverso consulenti economici e programmi di assistenza, avevano sostenuto la liberalizzazione dell’economia russa, rafforzando così il ruolo degli oligarchi, che spesso erano interlocutori privilegiati per gli interessi occidentali.
Una delle prime azioni di Putin fu di far fuori alcuni di questi oligarchi e di ricentralizzare il potere in modo da ridurre l’influenza degli oligarchi sull’economia e sulla politica. Putin voleva che gli oligarchi non interferissero con lo Stato: chi accettava questa condizione poteva continuare a prosperare, chi la sfidava veniva colpito. Putin riportò sotto il controllo dello Stato settori chiave come energia, media e difesa.
Il merito di Putin è stato soprattutto quello di migliorare le condizioni di vita della sua popolazione. Oltre a riaccentrare il potere sullo Stato, riuscì a controllare l’inflazione, a investire in infrastrutture. Tra il 2000 e il 2010 milioni di russi uscirono dalla soglia di povertà grazie alla crescita economica. Introdusse dei programmi sociali per le famiglie, migliorò sicurezza e ordine pubblico con una ferma lotta alla criminalità e al terrorismo, migliorò la sanità e l’istruzione.
Putin è riuscito a trasformare un paese povero in un paese allineato agli standard occidentali, pur se con un sistema di governo più autoritario, dove lo Stato è il garante supremo dell’ordine e della tradizione, e dove il pluralismo è subordinato alla stabilità del paese.
Il PIL nominale della Russia è leggermente inferiore a quello dell’Italia, ma il PIL PPA, ovvero quello che stabilisce il potere di acquisto, è simile a quello del Portogallo e leggermente inferiore a quello dell’Italia.
Sotto la guida di Putin la Russia, nonostante i bastoni fra le ruote messi da USA ed Europa con le innumerevoli sanzioni, ha avuto una crescita impetuosa.
Nel 2000 il PIL PPA della Russia era di 1.120 miliardi di dollari USA, corrispondente ad un PPA pro-capite di solo 7.665 dollari.
Nel 2024 il PILL PPA della Russia ha raggiunto 6.910 miliardi di dollari, corrispondente ad un PPA pro-capite di ben 48.153 dollari è cioè cresciuto di ben 6,28 volte.
Facciamo ora un confronto con l’Italia.
Nel 2000 il PIL PPA dell’Italia era di 1.465 miliardi di dollari USA, corrispondente ad un PPA pro-capite di 25.702 dollari.
Nel 2024 il PILL PPA dell’Italia ha raggiunto 3.347 miliardi di dollari, corrispondente ad un PPA pro-capite di 56.825 dollari è cioè cresciuto di solo 2,21 volte.

I dati dimostrano che Putin ha ben governato la Russia migliorando sostanzialmente le condizioni di vita della sua popolazione.
Altrettanto non si può dire dell’Italia, che ha avuto una crescita economica molto più lenta. Dal 2000, che coincide con il nostro ingresso nell’Unione Europea, le condizioni del paese Italia, anche se mostrano un miglioramento dell’indice PIL PPA non son di certo migliorate. L’indice PPA mostra il PIL di un paese raffrontato al potere di acquisto; il PIL nominale viene corretto in modo da confrontare il benessere economico tra paesi diversi, tenendo conto del potere di acquisto.
Dal 2000 in poi in Italia il Debito Pubblico, e soprattutto gli Interessi sul Debito Pubblico, hanno raggiunto livelli vicino alla insostenibilità; è aumentata la povertà, è aumentata l’immigrazione, ormai fuori controllo che causa una delinquenza dilagante. Specialmente nelle grandi città la sicurezza dei cittadini viene messa a serio rischio. L’inflazione mangia qualche tiepido tentativo di abbassare le tasse; il costo dell’energia ha raggiunto livelli insostenibili per le sanzioni contro la Russia e per la folle politica di voler eliminare i combustibili fossili. Se prima bastava uno stipendio per campare oggi ce ne vogliono due, devono lavorare marito e moglie.
Mentre la situazione economica tende a peggiorare, dall’Europa ci arrivano leggi e imposizioni che certamente non ci facilitano o migliorano la nostra vita. Sono aumentati i vincoli, gli obblighi, i divieti, con leggi spesso assurde e impopolari. Ci stanno imponendo un aumento al 5% del PIL per la spesa militare, per difenderci da un nemico immaginario; ci impongono un programma di decarbonizzazione basato sulla contestata teoria che la CO2 prodotta da combustibili fossili è inquinante, con il risultato di deindustrializzare il paese. Ci impongono leggi contro l’agricoltura, contro la pesca, addirittura si sono inventati che le scorregge delle mucche fanno aumentare la CO2.
Le leggi sono sempre più invasive e restrittive; addirittura l’euro digitale di imminente emissione, consentirà alla BCE di controllare ogni singola nostra spesa invadendo pesantemente la nostra sfera privata e il nostro diritto fondamentale di usare liberamente il nostro denaro. La BCE infatti avrà la possibilità di bloccare le nostre spese a lei non gradite.
Anche la nostra libertà di parola e di pensiero è stata ridimensionata da regole europee come il Digital Service Act e ci sono indicazioni che vogliono andare oltre con il controllo degli accessi ad internet. Questi sono tutti strumenti che servono soprattutto e controllare chi critica il sistema, e si sta andando anche oltre perché ci hanno detto apertamente che il sistema di governo di riferimento è quello cinese. Lo ha detto Klaus Schwab e lo ha anche detto Christine Lagarde – (Leggi qui).
Coloro che criticano il “dittatore” Putin sono poi quelli che ci vogliono portare verso un sistema di governo cinese che è un sistema di controllo e gestione della popolazione antidemocratico.
TRUMP – PUTIN
Detto tutto ciò, ora veniamo al punto principale relativo ai rapporti tra Putin e Trump e al tentativo di porre fine alla guerra in Ucraina.
Questo è un mantra ricorrente che si sente dire continuamente nei dibattiti televisivi e nelle dichiarazioni dei nostri politici. Ma è più che ovvio che Putin avesse vari motivi che giustificavano i sui comportamenti.
Putin non rifiutava a priori di sedersi al tavolo del negoziato, ma voleva che dall’altra parte ci fosse una controparte che avesse voce in capitolo per fermare la guerra. E solo gli Stati Uniti potevano essere l’interlocutore giusto.
Non poteva essere Ucraina, perché l’Ucraina era stata usata dagli USA come strumento da utilizzare contro la Russia, come grimaldello per scardinare la Russia. L’Ucraina era inoltre poco affidabile per non aver rispettato gli accordi di Minsk del 2014. Anche l’accordo di pace di aprile del 2022, già concordato ad Istanbul, non fu firmato per l’intervento di Boris Johnson che convinse Zelensky a non firmare. Come se non bastasse, l’Ucraina aveva inserito in Costituzione l’obiettivo di voler aderire alla NATO, che era esattamente il motivo principale per cui Putin era entrato in guerra, sentendosi già accerchiato dalle basi NATO presenti in tutti i paesi suoi vicini a partire a nord dalla Finlandia fino ad arrivare a sud alla Bulgaria e alla Turchia.
Non poteva essere l’Europa, cagnolino obbediente degli USA, che non ha mai avviato nessuna serie iniziativa di pacificazione, che ignorava tutti i pregressi storici che avevano determinato l’entrata in guerra della Russia, e che con una malcelata ipocrisia continuava a finanziare e armare l’Ucraina per ottenere una “Pace giusta”. Un’Europa che aveva aderito alle sanzioni contro la Russia, che aveva attuato una vergognosa politica russo fobica. Un’Europa che ha pagato a caro prezzo il costo delle sanzioni rinunciando al turismo dei russi, rinunciando al gas russo per pagare quello che arriva dagli USA 5 volte più costoso, chiaramente facendo pagare ai suoi cittadini un considerevole aumento del prezzo dell’energia e anche il costo degli armamenti che venivano inviati in Ucraina.
Trump ha dato una svolta alla politica americana sia interna che internazionale rimettendo tutto in discussione e questo è certamente il motivo per cui è stato sempre così osteggiato, fino a essere oggetto di un attentato alla sua vita.
Trump si è messo di traverso alla politica del Deep State, ponendo una maggiore attenzione alle necessità della popolazione, pur mantenendo un atteggiamento prepotente, arrogante e intimidatorio nei confronti della politica internazionale. Ho usato il temine “mantenendo” perché storicamente la politica estera statunitense ha sempre avuto queste caratteristiche, ereditate dal mondo anglosassone, dal Grande Impero Coloniale Britannico, che faceva uso della forza militare.
Trump ha scoperchiato parzialmente il vaso di pandora, da cui è emersa la quantità enorme di denaro profuso da USAID a varie ONG (tra cui anche quella di Soros) e istituzioni varie, per promuovere le politiche care al Deep State. È andato contro l’immigrazione selvaggia, contro le ideologie LGBTQ+, contro le politiche DEI (diversità uguaglianza e inclusione), che avevano consentito a maschi che si identificavano come femmine di partecipare a gare sportive femminili.
È andato contro le politiche monetarie della Federal Reserve, bloccando per legge il dollaro digitale CBDC, che la FED stava sviluppando. Questo in particolare è l’attacco più forte dato al Deep State perché la creazione del denaro in mano alle banche centrali è il cardine del potere, chi controlla il denaro controlla il potere.
Trump ha rimesso in discussione tutte le politiche di decarbonizzazione, smontando la balla della crisi climatica antropica, ha bloccato i finanziamenti statali per lo sviluppo di vaccini mRNA, ha fatto uscire gli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In poche parole Trump è andato contro tutti i programmi tanto cari al Deep State, e guarda caso sono tutti programmi contestati dai cosiddetti complottisti. Proprio per questo Trump ha un alto gradimento popolare, credo sia più alto di quello che dicono i sondaggi, fatti da istituzioni ancora legate al vecchio potere come quelli di Economist o CNN.
L’idea egemonica di Trump è diversa dalle precedenti amministrazioni: “L’egemonia degli Stati Uniti va conquistata e consolidata NON con le guerre, ma con il commercio internazionale e favorendo il ritorno della produzione industriale negli Stati Uniti”.
In linea con queste idee Trump è andato contro le guerre, facendo da intermediatore per far terminare vari conflitti. Trump è infatti riuscito in breve tempo a porre fine a conflitti internazionali: Armenia contro Azerbaigian, Israele contro Iran, Ruanda contro Repubblica Democratica del Congo, Cambogia contro Tailandia, Etiopia contro Egitto, Serbia contro Kosovo.
Trump ha avviato un piano di ridimensionamento delle forze armate con l’obiettivo di ridurre e razionalizzare la spesa militare. Il segretario della Difesa ha pianificato una riduzione del budget militare di 8% all’anno per cinque anni. Si parla anche di una riduzione tra 10.000 e 20.000 militari presenti nelle basi europee.
Mentre le precedenti amministrazioni hanno usato l’Ucraina come strumento per provocare la Russia, riuscendoci, ma sacrificando la vita di milioni di persone, Trump ha deciso di defilarsi e ritirarsi dal conflitto. Recentemente gli USA hanno deciso di non fornire più informazioni di intelligence all’Ucraina o agli alleati. Sono sospese anche le forniture di finanziamenti e armi all’Ucraina.
Trump si defila, ma obbliga l’Europa a prendersi carico del problema, imponendo all’Europa di aumentare la spesa militare al 5% del PIL per i prossimi anni.
Trump deve in qualche modo proteggere il Complesso Militare Industriale USA e mentre diminuisce dell’otto per cento il suo budget militare, impone ai paesi europei di aumentare al 5% del PIL la loro spesa militare, una cifra folle che solo la Spagna ha avuto il coraggio di contestare.
Dopo avere per decenni ingerito negli affari interni dell’Ucraina, fino a provocare una guerra con milioni di morti e la distruzione dell’Ucraina stessa, gli USA si defilano dal conflitto e lasciano l’Europa con il cerino in mano. Basterebbe soffiare sul cerino e spegnerlo, ma l’Europa non vuole farlo.
L’entrata in campo di Donald Trump e la sua decisione di ritirarsi dalla scena del conflitto ucraino hanno creato le premesse per un incontro tra Putin e Trump.
Il precedente presidente Biden non ha mai cercato attivamente di avere un vertice bilaterale con Putin per negoziare la pace. La sua strategia si è basata su sanzioni, sostegno militare all’Ucraina e rafforzamento della NATO, piuttosto che su negoziati diretti.
Dal canto suo Putin voleva invece un incontro solo ed esclusivamente con il presidente degli USA, paese in qualche modo responsabile del conflitto e che continuava ad alimentare il conflitto.
La nomina di Trump ha quindi creato le premesse per un incontro Putin – Trump avvenuto in Alaska e con toni molto amichevoli.
Dove va l’Europa ?
Mentre i due leader sarebbero d’accordo a chiudere immediatamente il conflitto. c’è invece chi vuole continuare ad alimentarlo, c’è un convitato di pietra che sicuramente è la Gran Bretagna. È una presenza silenziosa e inquietante, che pur non intervenendo direttamente, influenza e condiziona l’Europa.
Da quando si è insediato Trump sono iniziate manovre di riavvicinamento tra Gran Bretagna ed Europa. Il leader inglese Starmer ha partecipato a vertici con i leader europei e della NATO, segnalando che la Brexit, almeno sul piano della difesa, è ormai considerata “acqua passata”. Il Regno Unito ha inoltre mostrato apertura verso accordi industriali e di sicurezza con l’Unione Europea.
L’Europa che era il fedele cagnolino degli USA e seguiva sempre gli ordini che arrivavano dagli USA, o meglio diciamo dal potere che stava dietro i governi statunitensi (dal famigerato Deep State), improvvisamente, con l’avvento di Trump, abbandona la strada fatta sempre insieme agli USA e prende un’altra strada.
Cosa è successo?
È successo che Trump si è messo contro il Deep State boicottando tutti i programmi fino ad allora messi in atto dai vari governi precedenti, voluti dal governo occulto del Deep State.
I vari governi europei e la stessa Unione Europea, invece di essere contenti di porre fine a tanti problemi, inclusa la guerra in Ucraina, hanno iniziato a dire che l’alleanza con gli Stati Uniti è imprescindibile, ma al tempo stesso hanno iniziato a prendere un’altra strada, del tutto diversa da quella di Trump.
I leaders europei non possono non sapere che la Guerra in Ucraina ha avuto un impatto negativo più in Europa che in Russia. Con le sanzioni alla Russia abbiamo perso il commercio con la Russia, il turismo russo, il gas a basso prezzo dalla Russia, e soprattutto abbiamo incrinato i rapporti di amicizia tra il popolo italiano e quello russo. L’aumento del costo dell’energia sia per le sanzioni alla Russia che per le folli politiche europee contro i combustibili fossili sta mettendo in crisi famiglie ed aziende. L’Europa è avviata verso un processo di deindustrializzazione molto pericoloso e quando sarà più evidente sarà troppo tardi. Il paese non si reindustrializza in un anno.
Contro i propri interessi, l’Europa ha continuato imperterrita ad andare avanti su tutti i programmi voluti ed imposti dal Deep State, compreso quello più subdolamente pericoloso della Moneta Digitale CBDC.
Hanno creato il cosiddetto “Gruppo dei Volenterosi” scegliendo sapientemente l’appellativo “Volenterosi” per far intendere che vogliono una pace giusta per l’Ucraina. Ma la percezione è che i Volenterosi abbiano proprio l’obiettivo opposto: continuare a sostenere l’Ucraina e la guerra.
Il gruppo dei Volenterosi include anche la Gran Bretagna, che con l’Europa non dovrebbe entrarci per niente, ed invece i Volenterosi sembrerebbero essersi messi sotto la guida della Gran Bretagna che è uno dei paesi più ostili verso la Russia.
Notare che nella foto sottostante scattata nel recente meeting tenuto il 10 luglio a Roma in occasione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina appare il Gruppo dei Volenterosi e non credo sia un caso che in prima fila c’è al centro il leader inglese Keir Starmer.
Voglio ricordare che Zelensky si è recato a Londra per parlare con il capo dei Servizi Segreti Britannici e questo è alquanto insolito per un Capo di Stato ed è al di fuori di tutti i protocolli diplomatici. Scott Ritter, ex ispettore ONU lo ha documentato in due video dal titolo “Agent Zelensky” che trovate qui Parte 1 e Parte 2, dove ricostruisce la storia di come Zelensky è salito al potere.
Il fatto che in Europa si stia andando avanti con i progetti del Deep State e si stia andando a braccetto con la Gran Bretagna alimenta il sospetto che già avevo espresso quando ho affrontato il tema della City of London. Il sospetto è che la testa della piovra del Deep State sia proprio a Londra.
Dopo che Trump ha deciso di tirarsi fuori dal conflitto Ucraino, basterebbero pochi giorni per porre fine alla guerra, basterebbe che anche l’Europa smettesse di sostenere l’Ucraina. Zelensky isolato e senza aiuti economici e militari sarebbe costretto ad arrendersi.
La posizione di Putin è ferma, non rinuncerà ai territori occupati, non solo per i territori, ma per proteggere la popolazione che è di cultura, di lingua, di tradizioni e di origine russa.
Non accettando questa posizione di Putin, la guerra continuerà e moriranno ancora centinaia d migliaia di esseri umani. Questo è un punto che Trump ha sollevato, ma ai Volenterosi non importa delle a vita degli esseri umani, tanto non ci vanno loro in guerra.
L’Europa sta quindi perdendo tempo, vuole una “Pace Giusta”, senza capire che anche la Russia vuole una pace giusta dal suo punto di vista. La decisone dell’Europa di sostenere e armare l’Ucraina ha fatto solo danni, in primis all’Europa stessa che ne esce economicamente e politicamente sconfitta e soprattutto all’Ucraina che è un paese distrutto, che ha perso oltre 10 milioni di rifugiati all’estero e da documenti segreti sembra sia recentemente emerso che ha perso 1.700.000 soldati.
Probabilmente l’Europa sta temporeggiando per uscire in modo più onorevole dal conflitto, ma la faccia l’ha ormai persa da parecchio tempo.
La cosa che lascia veramente perplessi è che i milioni di morti di questa guerra non contano, sembrano non pesare per niente sulle coscienze dei nostri leaders.

