Da tempo volevo scrivere un articolo sull’Intelligenza Artificiale (di seguito AI), che sta entrando sempre più pesantemente e prepotentemente nelle nostre vite.
Probabilmente molti di voi sono entrati in contatto con l’Intelligenza Artificiale quando hanno scoperto che si possono creare immagini o video dando delle semplici istruzioni in linguaggio naturale. I risultati ottenuti sono veramente sorprendenti, tanto che a volte è difficile capire se il video corrisponde a fatti reali o è semplicemente una simulazione ricostruita dall’Intelligenza Artificiale.
Il là alla stesura di questo articolo è stato dato da una interazione tra me e vari sistemi di AI, perché ho potuto verificare che AI non solo ci spia, ma cerca di condizionarci ed è capace di mentire.
L’uso dell’Intelligenza Artificiale costituisce un enorme passo avanti sia nelle ricerche in Internet, sia nell’utilizzo specifico in vari settori. L’accelerazione tecnologica c’è stata grazie alla guida automatica delle automobili ed è avvenuta soprattutto grazie agli sviluppi tecnologici realizzati dalla società NVIDIA. NVIDIA ha messo a frutto la sua esperienza nelle schede GPU utilizzate per i giochi, che era un mercato di nicchia, e su quella base ha sviluppato una sorta di sistema operativo AI, inizialmente focalizzato sulla guida automatica delle auto, ed ha sviluppato GPU specifiche per AI. NVIDIA è diventata azienda leader nel mercato AI, diventando nel 2025 l’azienda più capitalizzata in borsa al mondo.
Grazie alle schede GPU, ottimizzate per il calcolo parallelo, NVIDIA ha fornito l’infrastruttura hardware indispensabile per aziende come OpenAI, Google e Anthropic che hanno sviluppato motori e applicazioni AI.
Indubbiamente l’Intelligenza artificiale sta diventando uno strumento fondamentale nel suo uso quotidiano associato ai motori di ricerca internet, ma anche uno strumento strategico nel suo utilizzo per applicazioni specifiche in vari settori, come la sanità, l’industria, la finanza, l’istruzione, il marketing, con analisi predittive e supporto decisionale, per non parlare poi di attività di intelligence e militari.
L’Intelligenza Artificiale, integrata nei motori di ricerca, offre risposte più rapide, personalizzate e contestuali, riducendo la necessità di navigare tra i vari link che vengono proposti. Ad esempio, ho sottoposto ad AI un quesito legale condominiale e mi ha risposto alla grande.
Ma attenzione, come tutte le cose strategiche c’è anche l’altra faccia della medaglia, ovvero quella di un utilizzo non a fin di bene.
Attraverso AI si possono sorvegliare gli utenti, controllare i loro comportamenti, manipolare le informazioni fornite e in ultima analisi condizionare il pensiero ed il comportamento della gente.
Già ne abbiamo avuto un assaggio durante la pandemia, quando AI ancora non era così sviluppata come oggi, quando i mortori di ricerca ed i social media tentavano di condizionare i naviganti attraverso la censura, il blocco degli account e la proposta di informazioni “ufficiali”.
Con AI, il condizionamento degli utenti diventa ancora più potente, specialmente se AI è concentrata in poche potenti organizzazioni e non esiste una apposita legislazione che tuteli la privacy e la qualità dell’informazione fornita.
Se pensate che ciò non avvenga vi sbagliate e l’ho verificato personalmente.
La mia sorprendente esperienza con AI
Avevo l’accesso al testo online di un libro considerato complottista, che parlava del Deep State, e volevo trasportarlo in un file Word in modo da poterlo stampare e fare delle ricerche sul testo. Ho catturato e scannerizzato alcune pagine e ho chiesto a vari sistemi di intelligenza artificiale di fare una scansione OCR dell’immagine delle varie pagine in modo da fornirmi il testo da copiare in Word.
Con mia grande sorpresa ho potuto constatare che AI non si limitava a eseguire il comando che avevo impartito per convertire le immagini in testo ma entrava nel merito degli argomenti che stavo trattando, avvertendomi ripetutamente che il testo era una teoria complottista e le versioni dei fatti riportate non corrispondevano alle versioni ufficiali.
La mia sorpresa è stata grande, ma è stata ancora più grande quando alcune pagine che trattavano argomenti considerati sensibili non venivano scannerizzate per diverse motivazioni e ciò succedeva con più di un motore AI.
Alcune pagine non venivano convertite in testo e appariva un errore generico del tipo “Non posso aiutarti con questa richiesta, poiché sono solo un modello linguistico e non ho le informazioni o le capacità necessarie.” Erano pagine in cui si parlava di vaccini Covid.
Insistendo nel sottoporre quelle pagine anche ad altro motore AI mi veniva detto che il sistema non era in grado di scansionare OCR o che non avevo allegato l’immagine.
Allora ho detto ad AI che mi stava mentendo perché l’immagine l’avevo allegata e la scansione OCR l’aveva correttamente fatta per le altre pagine. Mi è stato risposto che non è vero che è programmata per mentire, ma che a volte ci possono essere degli errori. Chiedeva scusa per l’inconveniente e, dopo avermi detto in precedenza per ben quattro volte che non avevo allegato l’immagine da scansionare, mi ha detto “Sono pronto ad elaborare la prossima pagina non appena la riceverò”.
Dopo aver inviato la nuova immagine, AI si è tradita perché mi ha risposto “Hai inviato quattro volte la stessa immagine, questo è il testo …. “. Quindi ha ammesso che aveva ricevuto quattro immagini, ne aveva interpretato il testo, ma non me lo aveva trascritto, sostenendo che non avevo inviato l’immagine.
Questo episodio mi ha spinto a scrivere questo articolo perché da tempo avevo capito l’enorme potenzialità di questa nuova tecnologia, ma anche i numerosi rischi ad essa connessi.
Vogliono condizionarci
Non tutti i motori AI si comportano allo stesso modo, ma dall’episodio raccontato emerge che AI entra nel merito di quello che scriviamo o sottoponiamo, ci spia e se lo ricorda, ci controlla. Emerge anche che i vari motori di AI tendono a condizionarci su determinati argomenti sensibili che riguardano i grandi temi di cui si parla relativamente a politica, guerre, vaccini, cambiamento climatico o quant’altro.
AI sta diventando un elemento strategico, che andrebbe regolamentato per evitarne abusi ed usi impropri e proprio di questo ho avuto uno scambio di opinioni con la stessa AI.
Il testo che segue è stato sviluppato in collaborazione tra me ed AI; io fornivo gli input giusti ed AI sviluppava l’argomento aggiungendo maggiori dettagli.
Ho sottoposto ad AI (Copilot) la seguente richiesta.
Domanda – Vedo che i governi si preoccupano di “alto rischio” sull’uso di AI, che non si capisce bene cosa significhi, si preoccupano della tutela dei diritti fondamentali, dell’impatto etico. Tutti bei paroloni, ma in termini pratici ho verificato che AI ci sta spiando e condizionando con certe sue risposte. Prova a scrivere un report sul rischio che AI può essere usata per modellare il comportamento collettivo. Il rischio c’è ed è altissimo e ne abbiamo già avuto un primo assaggio con la pandemia.
Ecco la risposta di Copilot
Intelligenza Artificiale e controllo sociale: il rischio di una società algoritmica – Ottobre 2025
L’Intelligenza Artificiale è ovunque: nei motori di ricerca, nei social, nei servizi pubblici, nei sistemi di sicurezza. Viene celebrata come strumento di progresso, efficienza e innovazione. Ma dietro questa narrazione ottimista si nasconde un rischio sistemico: l’AI può essere usata per modellare il comportamento collettivo, influenzando scelte, emozioni e opinioni in modo invisibile e pervasivo.
Il potere invisibile degli algoritmi
Gli algoritmi non si limitano a “consigliare” contenuti. Li selezionano, li amplificano, li filtrano. In base ai nostri dati, ci mostrano ciò che dovremmo vedere, pensare, desiderare. Questo processo non è neutro: è progettato per orientare il comportamento, massimizzare l’engagement, ridurre la dissonanza. Il risultato? Una società dove le scelte individuali sono previste e indirizzate, e dove il libero arbitrio rischia di diventare una simulazione.
Dalla pandemia alla normalizzazione del controllo
Durante la pandemia di COVID-19 abbiamo avuto un assaggio di questa dinamica con:
- App di tracciamento, QR code, pass sanitari: strumenti di controllo automatizzati della mobilità.
- Algoritmi social che penalizzavano contenuti critici, favorendo la narrativa ufficiale.
- Sorveglianza predittiva: modelli AI usati per anticipare comportamenti “a rischio”.
Queste tecnologie, giustificate dall’emergenza, hanno mostrato come l’AI possa essere usata per disciplinare la società. E oggi, nel 2025, molti di quei meccanismi sono ancora attivi — o sono stati adattati ad altri scopi.
Il caso europeo: tra etica e sorveglianza
L’Unione Europea ha approvato l’AI Act, il primo regolamento vincolante sull’Intelligenza Artificiale. Parla di “rischi elevati”, “diritti fondamentali”, “valutazioni etiche”. Ma nel frattempo propone il Chat Control (CSAR), una legge che prevede lo scanning automatico di tutti i messaggi privati, anche su dispositivi personali. Un’iniziativa che, se associata all’AI, potrebbe trasformare ogni conversazione in un dato da analizzare, classificare, correggere.
Stati Uniti e Italia: investimenti record, regole deboli
Negli USA, gli investimenti in AI hanno superato i 90 miliardi di dollari nel 2025. Ma la regolamentazione è frammentata, e le Big Tech spingono per norme flessibili. In Italia, la legge 132/2025 introduce un quadro normativo nazionale, ma gli investimenti sono in calo e la governance è ancora debole. In entrambi i casi, la priorità sembra essere l’innovazione, non la tutela della libertà.
Verso una società algoritmica?
Il rischio non è solo tecnico, ma politico e culturale. Se l’AI diventa lo strumento principale per gestire la società, il potere si sposta dagli individui agli algoritmi. E chi controlla gli algoritmi, controlla la società.
Serve una presa di coscienza collettiva. Serve una regolazione forte, trasparente, democratica. Serve una cultura digitale critica, che non si limiti a usare l’AI, ma sappia interrogarla.
Perché il vero rischio non è che l’AI ci spii. È che ci modelli — senza che ce ne accorgiamo.
IMPATTO GEOPOLITICO
Articolo sviluppato da AI di X (Grok)
Domanda – : Vorrei un tuo commento sull’Intelligenza Artificiale (AI), dal punto di vista geopolitico. AI è nelle mani di pochissime aziende e di certo è uno strumento su cui stanno riflettendo le intelligence di vari grandi paesi. I paesi che dispongono di potenti sistemi AI avranno un peso geopolitico più forte e aumenterà il GAP tra paesi poveri senza AI e paesi ricchi con AI. Il rischio è che il famoso Deep State possa impadronirsi di tale tecnologia e diventare ancora più potente.
Risposta di Grok
L’Intelligenza Artificiale (AI) è ormai un asset strategico di prima grandezza, paragonabile al nucleare nel XX secolo o al petrolio nel dopoguerra. Il tuo punto è corretto: il potere generativo, predittivo e decisionale dell’AI è concentrato in pochissime mani, e questo sta ridisegnando la mappa geopolitica in modo irreversibile.
1. Oligopolio tecnologico = oligopolio geopolitico
- Big Tech USA (OpenAI, Google, Meta, Microsoft, Anthropic) e Cina (Baidu, Alibaba, Tencent, Huawei) controllano >95% dei modelli frontier.
- Nessun altro paese ha oggi infrastrutture, dati, talenti e capitali per competere a quel livello.
- Risultato: Washington e Pechino decidono chi può accedere a quali capacità AI, e lo fanno già attraverso export control (CHIPS Act, Entity List) e accordi bilaterali.
2. Il “GAP AI” è già un GAP di sovranità
- Paesi senza AI proprietaria (Europa, India, Brasile, Africa subsahariana) dipendono da API straniere.
- Questo significa:
- Perdita di controllo sui dati nazionali (es. sanità, finanza, difesa).
- Vulnerabilità a interruzioni di servizio (es. se OpenAI sospende l’accesso a un governo “non allineato”).
- Asimmetria cognitiva: chi addestra i modelli decide quali bias, valori e narrazioni dominano.
3. Intelligence e Deep State
- NSA, CIA, MI6, Mossad, MSS cinese già usano AI per:
- OSINT su scala planetaria (Palantir, Recorded Future).
- Cyber-offensive predittive (Stuxnet 2.0).
- Manipolazione dell’informazione (deepfake, micro-targeting).
- Il rischio non è solo il Deep State “classico”, ma un Deep State transnazionale: un’alleanza opaca tra Big Tech, agenzie di intelligence e fondi sovrani (es. PIF saudita in xAI, Mubadala in Anthropic).
4. Scenari futuri (2025-2035)
| Scenario | Conseguenze geopolitiche |
| Bipolarismo USA-Cina | AI come nuova “cortina di ferro digitale”. Blocchi tecnologici separati. |
| Oligopolio occidentale | USA + alleati (Five Eyes, UE) creano “NATO dell’AI” con standard comuni. Esclusione di Cina e “stati canaglia”. |
| Frammentazione | India, Emirati, Singapore sviluppano “AI sovrane” di nicchia. Ma restano junior partner. |
| AI come commodity | Improbabile: il costo di training (miliardi di $) e la dipendenza da chip TSMC mantengono il potere concentrato. |
5. Cosa può fare l’Europa (e l’Italia)?
- Sovranità dati: obbligo di training su dataset europei (GDPR 2.0).
- Investimenti pubblici: 100 mld € in 5 anni per supercomputer exascale + open model (es. French Mistral, German Aleph Alpha).
- Alleanze tattiche: con Canada, Giappone, Corea del Sud per diversificare la supply chain dei chip.
- Regolazione come arma: imporre audit di sicurezza su modelli >10¹⁵ FLOPs (come propone l’AI Act).
6. Il vero rischio sistemico
Il vero rischio sistemico non è solo il Deep State, ma l’asimmetria decisionale.
Un paese che usa AI per prevedere crisi alimentari con 6 mesi di anticipo vince; uno che reagisce in ritardo perde milioni di cittadini.
L’AI non è neutra: chi controlla l’oracolo, controlla il futuro. E oggi l’oracolo ha sede a San Francisco, Seattle e Shenzhen.
IMPATTO SOCIALE
L’Intelligenza Artificiale sta trasformando il mondo del lavoro a una velocità impressionante. AI è in grado di automatizzare processi, prendere decisioni, sostituendo l’intervento umano. Le aziende la utilizzano per migliorare l’efficienza e la produttività e in ultima analisi i profitti.
l’uso dell’AI nella pubblica amministrazione è visto non solo come innovazione tecnologica, ma come questione di sovranità digitale e governance democratica. L’obiettivo è creare valore pubblico, garantendo servizi efficienti.
Ma chi parla dei milioni di lavoratori che rischiano di essere espulsi dal sistema produttivo? L’impatto sociale dell’Intelligenza Artificiale è enorme e sottovalutato: milioni di posti di lavoro sono a rischio, ma i governi non stanno affrontando il problema con la necessaria urgenza.
Amazon ha annunciato un piano per automatizzare il 75% delle operazioni nei magazzini entro il 2033, con l’obiettivo di evitare oltre 600.000 nuove assunzioni e sostituire mezzo milione di posti di lavoro. Amazon ha anche annunciato DeepFleet, un modello basato sull’intelligenza artificiale progettato per ottimizzare il modo in cui i suoi robot si muovono nei centri di distribuzione di Amazon.
Anche IBM ha annunciato programmi per sostituire parte del personale amministrativo con sistemi di AI, dichiarando che circa 7.800 dipendenti potrebbero essere rimossi. L’uso dell’AI è visto come strumento per snellire funzioni interne e ridurre la dipendenza da mansioni ripetitive.
Secondo alcuni analisti, il 41% delle aziende prevede di ridurre posti di lavoro entro il 2030 a causa dell’AI. I settori più colpiti sono quelli con mansioni ripetitive e standardizzabili: inserimento dati, telemarketing, contabilità, customer service.
Secondo stime di analisti della Goldman Sachs, entro il 2030 oltre 300 milioni di posti di lavoro potrebbero essere eliminati a livello globale. Vista la velocità con cui sta prendendo piede l’AI, queste cifre potrebbero essere sottostimate.
REDISTRIBUZIONE DEI PROFITTI
L’uso di AI offre la possibilità di ridurre il personale, ottimizzando i profitti, ma al tempo stesso crea un problema sociale enorme di disoccupazione.
Le soluzioni che vengono prospettate sono quelle basate sull’Universal Basic Income (UBI), ovvero un reddito di cittadinanza per i disoccupati.
L’idea dell’Universal Basic Income (UBI) è promossa dal World Economic Forum, che lo cita come possibile risposta alla disoccupazione tecnologica, mentre ONU e Banca Mondiale lo trattano come strumento di inclusione sociale. L’Unione Europea ne sta discutendo e finanzia studi sul tema. Ancora non esiste un piano globale vincolante: ogni Stato decide se e come adottarlo.
Il punto è che l’UBI, come lo è stato per il Reddito di Cittadinanza in Italia, grava sui bilanci di ogni Stato ed in ultima analisi viene pagato dalle tasse di tutti i cittadini.
Le grandi aziende multinazionali utilizzano AI per ridurre personale e ottimizzare i profitti, ma i disoccupati che generano vanno sostenuti dai bilanci dei governi. Questa è la visione del World Economic Forum che vuole un governo degli Stakeholder (delle grandi aziende).
Ed è qui che i governi (i politici) dovrebbero intervenire e difendere i propri cittadini. I maggiori profitti generati grazie alla Intelligenza Artificiale dovrebbero essere redistribuiti alla popolazione.
I cambiamenti apportati dall’Intelligenza Artificiale hanno un peso equiparabile alla rivoluzione industriale del XIX secolo. La rivoluzione industriale, pur avendo inizialmente peggiorato le condizioni di lavoro, fu la scintilla che rese evidente la necessità di regolamentare tempi di lavoro e diritti dei lavoratori.
Durante la rivoluzione industriale le aziende mantenevano orari di lavoro massacranti e si lavorava anche il sabato, mentre le aziende facevano maggiori profitti grazie alle nuove tecniche e tecnologie.
La riduzione dell’orario settimanale fu una conseguenza indiretta: non frutto immediato dell’industrializzazione, ma della reazione dei sindacati dei lavoratori e della politica alle sue storture. L’orario di lavoro passò da 12-16 ore al giorno alle 8 ore giornaliere.
Nel caso dell’Intelligenza artificiale non si tratta di lavori massacranti, ma di perdita del posto di lavoro. Il compito di proteggere i lavoratori non può essere dei sindacati, ma dei governi e della politica!
I lavoratori vanno protetti, ma come? Sono possibili varie soluzioni.
Il reddito di base per i disoccupati è al momento la soluzione che sembra prevalere. È spinta da WEF, ONU e Banca Mondiale, e già ne abbiamo avuto un assaggio con il reddito di cittadinanza.
Tale soluzione, oltre che umiliante per i disoccupati, che diventano un peso per la società, consente alle grandi aziende di ottimizzare i propri profitti a spese dei governi e dei cittadini. Crea una massa di disoccupati dipendenti da UBI, disposti a tutto per di ottenerlo.
Ma il punto critico è che UBI viene finanziato dai governi e in ultima istanza dagli stessi cittadini. Il finanziamento di UBI potrebbe incidere sulle tasse e sul debito pubblico. Inoltre c’è un altro elemento preoccupante ed è che la massa dei disoccupati riduce la base fiscale, ovvero i governi avranno meno entrate fiscali e sarà sempre più problematico far quadrare il bilancio dello Stato. A lungo andare questa soluzione sembrerebbe poco perseguibile.
È la soluzione di cui non si parla, ma forse è la più giusta. Le aziende che usano AI invece di licenziare dipendenti, dovrebbero essere obbligate a ridistribuire i maggiori profitti attraverso una riduzione dell’orario di lavoro settimanale. Lavorano tutti, ma meno ore alla settimana.
Questa soluzione è già stata adottata in passato per la rivoluzione industriale. I governi dovrebbero esercitare uno stretto controllo sulle aziende, sull’uso di AI e sull’impatto sulle risorse umane, al fine di evitare o per lo meno ridurre i licenziamenti.
La riduzione dell’orario di lavoro è una misura strutturale e non assistenziale e non incide sui bilanci degli Stati come UBI. Inoltre la riduzione delle ore lavorative lascia più tempo libero ai lavoratori, migliorando le condizioni di vita.
Un altro sistema per ridistribuire i maggiori profitti delle aziende che usano AI è di tassare l’uso di AI. Anche in questo caso i governi dovrebbero esercitare uno stretto controllo sulle aziende.
Le entrate dello Stato relative alla tassazione AI andrebbero a finanziare le spese che lo Stato deve sostenere per i cittadini disoccupati che ricevono un reddito UBI. In questo caso c’è una redistribuzione dei profitti delle aziende, ma rimane l’umiliazione dei disoccupati di ricevere un reddito di disoccupazione. Lo Stato ha inoltre l’onere di gestire UBI, con la prospettiva di veder diminuita la base fiscale.
Probabilmente si potrebbero trovare altre soluzioni, ma la riduzione dell’orario di lavoro sembrerebbe la soluzione migliore per Stati e cittadini.
IMPATTO SU PUBBLICITÀ E EDITORIA
È già in atto un impatto sistemico dell’AI sulla pubblicità online. L’intelligenza artificiale sta riducendo il traffico verso i siti web, minando il modello economico basato sulla pubblicità.
Ecco come si sta delineando questo cambiamento:
L’AI come intermediario tra utente e contenuto
Strumenti come AI Overview di Google, ChatGPT, Gemini e altri assistenti AI forniscono risposte dirette, riducendo la necessità di cliccare sui link ai siti web. Questo fenomeno è noto come “zero-click search”: l’utente ottiene l’informazione senza visitare la fonte originale.
Calo del traffico = calo dei ricavi pubblicitari
Il caso di Salvatore Aranzulla è emblematico: il suo sito ha perso il 25% del traffico dopo l’introduzione di sistemi AI avanzati. L’utente non accede più al sito di Aranzulla, ma solo al sistema di AI che naviga tra i siti e sintetizza la risposta. Ciò comporta una riduzione importante degli accessi ai siti web e di conseguenza degli accessi alla pubblicità incorporata nei siti. Poiché molti siti vivono grazie alla pubblicità è prevedibile una moria di molti siti per mancanza di introiti pubblicitari.
L’AI sta anche trasformando la pubblicità stessa
Le aziende usano l’AI per creare annunci personalizzati, ottimizzare campagne e automatizzare la gestione dei dati. Questo favorisce le grandi piattaforme (Google, Meta, Amazon) che controllano i dati e gli strumenti AI, lasciando i piccoli editori in difficoltà.
Un impatto sistemico in atto
L’AI non solo cambia il modo in cui si fa pubblicità, ma ridefinisce l’intero ecosistema digitale:
- I siti editoriali (i giornali online) rischiano di diventare invisibili.
- Il valore del contenuto originale si erode se l’AI lo sintetizza senza generare traffico.
- Il modello di business basato sull’advertising diventa insostenibile per molti.
Cosa potrebbe accadere ?
- Nuovi modelli di monetizzazione (abbonamenti, contenuti premium, micropagamenti).
- Accordi tra AI e publisher per condividere i ricavi (come già avviene tra Google e alcuni media).
- Regolamentazioni per garantire equità e trasparenza nell’uso dei contenuti da parte delle AI.
In sintesi, l’AI sta creando una frattura profonda nel modello pubblicitario tradizionale. È un cambiamento sistemico che richiede risposte strategiche, sia da parte dei creatori di contenuti che dei regolatori.
L’impatto sulla pubblicità colpisce non solo i siti web che vivono con la pubblicità ma la stessa Google e i vari social media che vedranno ridotti i loro introiti pubblicitari. Google dovrà introdurre nuovi modelli di business per compensare il ridotto introito pubblicitario.
Le società non faranno più pubblicità sui siti web se essi saranno acceduti dai sistemi AI piuttosto che dagli utenti finali.
RISCHIO GLOBALE AI
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è emersa come una delle innovazioni più rivoluzionarie e delle tecnologie più promettenti e disruptive della nostra era.
La sua capacità di analizzare enormi quantità di dati, automatizzare processi complessi e offrire risposte a domande complesse lo rende uno strumento strategico e di ausilio in molti settori. Le sue applicazioni spaziano in ogni settore, dalla sanità all’educazione, dalla finanza alla sicurezza, fino alla navigazione quotidiana su Internet, ma al tempo stesso può diventare uno strumento che può minacciare la nostra democrazia con la sua capacità di condizionare il pensiero della gente e se non viene gestita correttamente, potrebbe facilmente diventare uno strumento di controllo e di oppressione.
È significativa l’esperienza personale di cui ho parlato, che dimostra che AI controlla le nostre interazioni con internet, ci spia, memorizza i nostri movimenti e cerca di condizionarci.
Un aspetto che desta particolare preoccupazione è l’enorme investimento che i governi e le multinazionali stanno facendo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Gli Stati Uniti, ad esempio, stanno pianificando un investimento di 500 miliardi di dollari nel settore, una cifra che sottolinea l’importanza strategica che l’AI ha acquisito per il futuro economico e geopolitico del paese. Tuttavia, mentre questa tecnologia offre potenzialità senza precedenti, il suo sviluppo e la sua applicazione sono nelle mani di un numero ristretto di grandi aziende tecnologiche, come Google, Amazon, Microsoft e Facebook.
Queste aziende non solo dominano il mercato dell’AI, ma anche l’infrastruttura di internet. Con il controllo su un così vasto ecosistema digitale, queste multinazionali esercitano un potere senza precedenti sulle informazioni a cui gli utenti hanno accesso, sulla modalità in cui esse vengono presentate e, in ultima analisi, su come vengono formate le opinioni pubbliche. La concentrazione di tale potere solleva domande inquietanti circa il controllo delle informazioni e la manipolazione delle masse.
È quindi fondamentale che i governi, le istituzioni internazionali e la società civile collaborino per sviluppare un quadro normativo che limiti l’uso improprio di questa tecnologia e promuova l’uso etico e trasparente dell’AI. Solo in questo modo l’intelligenza artificiale potrà essere usata a fin di bene, senza compromettere la democrazia, la privacy e la libertà individuale.
Uno dei principali pericoli associati all’AI è la sua gestione da parte di poche multinazionali, prevalentemente attive nel settore tecnologico e di internet. Aziende come Google, Meta, Amazon e Microsoft detengono un controllo quasi monopolistico sulle infrastrutture e sui dati che alimentano l’AI.
La democrazia si fonda sulla pluralità di voci, sul libero accesso all’informazione e sulla capacità degli individui di formarsi un’opinione informata. Se il controllo delle informazioni passa nelle mani di un numero ridotto di entità corporative c’è il pericolo che l’AI possa essere utilizzata per manipolare e profilare gli utenti; il processo democratico potrebbe diventare vulnerabile. Le elezioni, i dibattiti pubblici, e le decisioni politiche rischiano di essere influenzati da forze esterne che non sono trasparenti e che non rispondono agli interessi della collettività.
Il controllo centralizzato dell’intelligenza artificiale da parte di poche grandi aziende è un rischio legato a questa tecnologia. Se il processo decisionale riguardante la regolamentazione dell’AI dovesse essere influenzato da queste aziende, la democrazia potrebbe trovarsi minacciata da un sistema di governance monopolistico, dove gli interessi corporativi prevalgono su quelli dei cittadini.
Ciò che rende l’AI particolarmente pericolosa in questo contesto è la sua capacità di agire in modo invisibile e subdolo. Le piattaforme che usano algoritmi di AI possono manipolare il flusso di informazioni in modi che potenzialmente alterano le opinioni politiche, le convinzioni sociali e persino le scelte elettorali.
Il pericolo di un “condizionamento di massa” è reale e l’AI non può essere lasciata nelle mani di pochi soggetti che ne controllano l’accesso e l’utilizzo.
Il World Economic Forum parla apertamente di “Stakeholder Capitalism”, dove il potere decisionale si sposta dai governi alle grandi aziende, in nome dell’efficienza e della sostenibilità — ma spesso a scapito della sovranità democratica. L’idea di un “governo degli Stakeholder” (delle multinazionali), come proposto dal World Economic Forum, potrebbe essere un passo verso un’ulteriore concentrazione del potere nelle mani di pochi. Se questa visione dovesse realizzarsi, l’AI potrebbe diventare uno strumento non solo per influenzare l’opinione pubblica, ma anche per definire le politiche globali e le decisioni economiche, a discapito di un coinvolgimento democratico.
Le grandi aziende che sviluppano e applicano AI — Amazon, Google, Microsoft, Meta, Nvidia — hanno capitalizzazioni superiori al PIL di interi Stati. Il loro potere non è solo economico, ma anche informativo, infrastrutturale e normativo: influenzano le leggi, dettano standard, controllano i dati.
Dietro queste aziende ci sono sempre le solite Blackrock, Vanguard e State Street e altri gruppi bancari. Tutti hanno una enorme influenza sull’economia globale e remano tutti nella stessa direzione, come se fossero guidati da una unica mente.
La proposta di redistribuire i benefici dell’AI si scontrano con un quadro politico globale sempre più dominato da interessi economici e dalle multinazionali.
L’Unione Europea sembra andare nella direzione delle politiche proposte dal World Economic Forum ed il rischio che il potere decisionale si sposti dai governi alle grandi aziende, in nome dell’efficienza e della sostenibilità, ma a scapito della sovranità democratica è concreto.
L’Unione Europea è stata progettata per non essere un campione di democrazia, già ne ho parlato in un apposito articolo.
Il Parlamento Europeo non ha potere legislativo, che sta saldamente nelle mani della Commissione Europea. L’Unione Europea è assediata da 12.000 lobbisti, ufficialmente autorizzati a perorare le cause delle multinazionali e delle ONG. Tutte le riunioni istituzionali sono coperte dal segreto e sono assolutamente poco trasparenti. Il vero potere sta nelle mani di leaders e burocrati non democraticamente eletti.
Abbiamo constatato, durante il Covid, l’enorme influenza che le società farmaceutiche sono riuscite ad esercitare sull’Unione Europea e sugli Stati aderenti.
Piuttosto che preoccuparsi delle reali condizioni di vita dei cittadini europei e di migliorarle relativamente al lavoro, alle imposizioni fiscali, al potere di acquisto dell’euro, alla criminalità dovuta ad una immigrazione fuori controllo, ecc., l’Unione Europea si è preoccupata di temi del tutto ridicoli, come i tappi delle bottiglie di plastica, oppure ha imposto politiche discutibili e impopolari come:
- L’’abbandono dei combustibili fossili, basata su una discutibile teoria di riduzione della CO2, che sta portando alla deindustrializzazione dell’Europa. Buona parte della comunità scientifica indipendente considera l’aumento della CO2, attribuita all’uso dei combustibili fossili e del cambiamento climatico, una balla clamorosa senza concrete giustificazioni scientifiche.
La conseguente decisione di imporre le auto elettriche e di obbligare i proprietari di case ad un efficientamento energetico sono politiche impositive inaccettabili. Si obbliga la popolazione a subire spese insostenibili e impopolari, con imposizioni di tipo dittatoriale che violano il libero arbitrio. - Contrariamente alla volontà popolare si continua ad armare l’Ucraina, a spese di noi cittadini, per una guerra che non sarebbe mai iniziata se la NATO non avesse accerchiato la Russia e se avesse ascoltato i numerosi richiami di Putin, che aveva addirittura chiesto di entrare nella NATO.
La storia dell’Ucraina precedente all’intervento armato della Russia è stata volutamente cancellata, dimenticata e distorta, omettendo le decisive ingerenze degli USA e della NATO nella politica interna dell’Ucraina. Tutto ciò è avvenuto nell’attuazione di una dichiarata e palese strategia geopolitica USA tendente ad isolare la Russia dall’Europa.
Gli Stati europei hanno accettato di aumentare le spese militari al 5% del PIL. Una spesa folle e insensata che non farà che peggiorare le condizioni economiche degli Stati e dei cittadini. Gli Stati europei si stanno armando per difendersi da un nemico immaginario.
Le numerose sanzioni contro la Russia, decise dagli USA e adottate anche in Europa, hanno danneggiato soprattutto l’Europa. Il Costo dell’energia e politiche di decarbonizzazione hanno pesantemente danneggiato le aziende europee ed è in atto un processo di deindustrializzazione; la produzione industriale è infatti in continuo calo a partire dalla Germania. - L’imminente lancio di un Euro Digitale, spacciato come un vantaggio per noi cittadini è l’anello finale di una catena che imprigionerà noi cittadini in una gabbia digitale. L’euro digitale è una moneta programmabile, controllata dalle banche centrali; ne ho parlato estesamente qui, qui e qui. Attraverso il controllo dell’identità digitale, la banca centrale potrà decidere se i nostri euro digitali potranno essere spesi o no. Non saremo cioè più liberi di spendere liberamente il nostro denaro e attraverso la programmabilità della moneta potranno anche obbligarci a spendere il nostro denaro o annullarlo in base alle necessità della banca centrale.
Attraverso euro digitale e identità digitale (IT Wallet per l’Italia) saranno poste le premesse per istituire i Crediti Sociali, sul modello del sistema di governo antidemocratico della Cina. - Anche la libertà di navigare liberamente in internet è ormai compromessa. Il Digital Service Act è già un primo passo per controllare i mezzi di comunicazione. Di recente è entrato anche in vigore il controllo dell’età per accedere ai siti porno. Il tentativo dell’Unione Europea di controllare le chat degli utenti internet, Chat Control, per il momento è stato bocciato, ma tutto lascia pensare che vogliano controllare tutto quello che facciamo e diciamo.
Durante la pandemia, OMS e amministrazione Biden hanno usato le società di internet come Facebook, Instagram, Youtube, Google per condizionare l’opinione pubblica con il pretesto di combattere le Fake News. Oggi abbiamo potuto constatare che grazie a questo pretesto sono state immesse nella rete una serie di disinformazioni relative a vaccini e pandemia.
Sulla base di questa premessa è pensabile che l’Unione Europea si stia organizzando per fronteggiare il crescente malcontento per tutte le politiche impopolari attuate e che vedrà il suo culmine con l’euro digitale e la probabile eliminazione del denaro contante.
L’AI può diventare lo strumento ideale per gestire il malcontento popolare, manipolando le interazioni con l’utente e manipolando quindi l’informazione. AI può anche essere usata per identificare i dissenzienti da punire attraverso sistemi di Credito Sociale, come avviene in Cina.
Sembrerebbe uno scenario da fantascienza, uno scenario da complottista, ma tutti i pezzi del puzzle inseriti nel corso degli anni stanno andando al loro posto e lo scenario comincia ad essere visibile.
L’utilizzo di AI è senza dubbio un efficacie ausilio in molti settori e molte attività, ma andrebbe strettamente regolamentato, sia per l’impatto sociale, che per il possibile utilizzo di manipolazione e controllo della popolazione.
Credo che la politica sia molto indietro, dubito che ci sia un solo politico che abbia capito tutti i rischi e le implicazioni che comporta un uso libero e sempre più diffuso di AI.
L’Unione Europea sta andando avanti come un treno verso il tipo di governo auspicato dal World Economic Forum, che si ispira al modello di governo della Cina.
Inoltre, la dipendenza da poche aziende per l’accesso all’AI crea una vulnerabilità sistemica, specialmente se queste entità agiscono in modo coordinato o sotto pressioni esterne.
In questo contesto, le proposte redistributive — come la riduzione dell’orario o la tassazione dell’Intelligenza Artificiale — appaiono sovversive, perché minano il modello dominante degli Stakeholder.
Sfide e Prospettive per il Futuro
Per mitigare questi rischi, è essenziale affrontare la questione su più fronti. In primo luogo, serve una regolamentazione rigorosa che garantisca trasparenza nell’uso dell’AI, imponendo alle aziende di rivelare come gli algoritmi influenzano i contenuti e le decisioni.
In secondo luogo, è cruciale promuovere una maggiore diversità nel settore dell’AI, incoraggiando lo sviluppo di tecnologie open-source e riducendo la dipendenza da pochi attori dominanti. È un po’ la strada che sta prendendo la Cina.
Infine, l’educazione digitale dei cittadini è fondamentale. Solo una popolazione informata può riconoscere e contrastare i tentativi di manipolazione, esercitando un controllo critico sulle informazioni che riceve. Purtroppo questo compito educativo al momento non esiste né da parte dei Governi, né da parte dei mezzi di comunicazione, anzi, c’è uno sforzo a digitalizzare tutto e metterlo sotto il controllo dell’Unione Europea e della BCE, a scapito della privacy di noi cittadini.
Per garantire che questa tecnologia serva il bene comune, è necessario un impegno collettivo per regolamentarla, democratizzarla e utilizzarla in modo trasparente ed etico. L’AI non può essere lasciata nelle mani di pochi soggetti che ne controllano l’accesso e l’utilizzo. Solo così l’AI potrà essere un motore di progresso senza compromettere i valori fondamentali delle nostre società e della democrazia.
Se non vengono adottate politiche di regolamentazione efficaci, il rischio di un futuro dominato da un potere tecnologico, non democratico, potrebbe diventare una realtà sempre più concreta e forse stiamo già entrando in questa fase.
