La Prigione Digitale

La tecnologia digitale è alla base del funzionamento dei computer e della rivoluzione informatica. Il termine “digitale” si riferisce alla rappresentazione e all’elaborazione delle informazioni tramite sequenze di dati binari (0 e 1), che è possibile realizzare con circuiti elettronici, in contrasto con i sistemi analogici.

Questo sviluppo tecnologico ha accelerato il processo di evoluzione tecnologica e ha modificato in modo significativo la nostra vita quotidiana, il modo di lavorare ed i rapporti sociali. Come tutte le grandi innovazioni c’è l’aspetto positivo, che contribuisce a migliorare le condizioni di vita, ma c’è poi la parte malvagia del potere che riesce a sfruttare l’aspetto negativo a suo vantaggio.  Ripercorrendo l’evoluzione del mondo digitale si possono distinguere sei fasi, che mostrano come nel corso degli anni si ci sia stata una evoluzione, fino ad arrivare ad attuare l’aspetto negativo; ci stanno rinchiudendo in una Prigione Digitale.

Fase 1 – L’inizio

La prima fase del digitale ha consentito di sviluppare i primi computer elettronici, che inizialmente facevano solo operazioni matematiche. Si è passati da computer meccanici a computer elettromeccanici e infine a computer elettronici. Sono poi nati i linguaggi di programmazione ed i programmi ed e il mondo dei computer ha avuto una accelerazione incredibile.

Quando ho iniziato a lavorare nell’informatica, nel 1969 non esistevano né telefonini, né personal computer, esistevano i “Mainframe”, i grandi computer usati solo dalle banche e dalle grandi aziende.

Nel 1969 il computer IBM 360/30 aveva 64 Kbyte di memoria, occupava uno spazio di circa due metri quadrati e richiedeva un ambiente climatizzato per mantenere bassa la temperatura dei circuiti. Oggi un telefonino ha ben 16 Gbyte di memoria, un aumento di memoria di circa 244.000 volte contenuta in un piccolissimo chip.

A questo avanzamento tecnologico dell’hardware è corrisposto un avanzamento impressionante anche del software con l’avvento di applicazioni sempre più utili, più sofisticate, più potenti, fino ad arrivare all’attuale intelligenza artificiale.

Fase 2 – Internet

Negli anni 60 gli Stati Uniti erano irritati e spaventati dai successi della Russia nella conquista dello spazio, con il primo lancio del satellite Sputnik nel 1957, fino al primo uomo nello spazio con Yuri Gagarin. Gli Stati Uniti cercavano disperatamente di ottenere qualche sviluppo tecnologico per cercare di mantenere il loro predominio nel mondo.

Fu per questo che negli anni 60 il Dipartimento della Difesa finanziò il progetto ARPANET. Si trattava di una rete di telecomunicazioni, usata inizialmente solo per scopi militari ed accademici, su cui era possibile inviare pacchetti di dati digitali (Tecnologia TCP/IP) sulle normali reti telefoniche analogiche. Il primo messaggio inviato tramite ARPANET avvenne nel 1969 e fu tra l’Università della California (UCLA) e lo Stanford Research Institute, utilizzando la commutazione di pacchetto.

La vera svolta arrivò nel 1993 con la nascita del World Wide Web (WWW), quando il CERN di Ginevra decise di rendere pubblico il codice sorgente per creare siti web, rinunciando a qualsiasi diritto d’autore. NASCEVA COSÌ INTERNET. In brevissimo tempo sorsero i primi browser Mosaic e Netscape Navigator per accedere ai siti Web e nel 1996 arrivava il motore di ricerca Google. 

Intorno agli anni 80 l’avanzamento tecnologico consentì la nascita del primo personal computer e del primo telefonino, inizialmente ad uso solo di aziende. Negli anni ’90 queste due tipologie di prodotti avevano assunto dimensioni e prezzi accessibili al grande pubblico e la gente aveva cominciato a navigare in internet e a socializzare scambiandosi email.

Negli anni 90 lessi un report che anticipava che tutto sarebbe diventato digitale e la società sarebbe molto cambiata specialmente al alcuni settori.

La musica sarebbe diventata digitale e non si sarebbero più prodotti dischi in vinile ed infatti i dischi in vinile sono scomparsi dalla circolazione e sono diventati oggetti da collezionismo.

I giornali sarebbero diventati digitali ed infatti l’avvento degli e-book e delle piattaforme online ha rivoluzionato l’editoria. I libri cartacei convivono con i formati digitali, e le librerie fisiche hanno subito un declino a favore di colossi come Amazon. Anche il giornalismo è stato stravolto: i giornali cartacei hanno perso tiratura, mentre i media digitali e i social network dominano l’informazione.

Il cinema sarebbe diventato digitale ed infatti il digitale ha sostituito le pellicole con formati come il DVD e, successivamente, lo streaming (Netflix, Disney+) ha consentito di vedere film online. La produzione cinematografica si avvale di effetti speciali digitali e animazioni 3D, e l’Intelligenza artificiale consente di creare vere e proprie animazioni molto vicine alla realtà.

Gli sviluppi del digitale sono andati ben oltre quello che si poteva immaginare negli anni ’90 con l’introduzione del commercio elettronico. Sono nati dei colossi del commercio elettronico come Amazon, eBay, Alibaba, ecc., ma anche catene più piccole specializzate su settori specifici, come abbigliamento, elettronica, ecc. e centinaia di migliaia di negozi sono stati costretti a chiudere.

Anche la produzione industriale è stata rivoluzionata dal digitale attraverso l’automazione dei processi di produzione e l’uso dei robot.

Sono nati i social network dove la gente ha imparato a socializzare, a comunicare, ad esplorare nuove frontiere dell’informazione.

L’Intelligenza Artificiale, che si può considerare un sottoinsieme del digitale, attraverso l’elaborazione di grandi quantità di dati è in grado di simulare capacità umane come il ragionamento, l’apprendimento e la decisione. Il digitale fornisce l’infrastruttura (dati, algoritmi, potenza di calcolo), mentre l’IA ne sfrutta le potenzialità per creare applicazioni avanzate. È previsto che l’uso dell’intelligenza artificiale eliminerà gran parte del lavoro umano, sollevando questioni etiche e preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro.

Fase 3 – Memorizzano i nostri dati

Il digitale ha consentito di creare la rete Internet e di cambiare sostanzialmente il nostro modo di vivere. Ha cambiato il nostro modo di informarci, di studiare, di apprendere, di fare shopping, di socializzare.

Sono nati i social network e tutti sentono la necessità e la voglia di comunicare e di apparire, sono nati nuovi mestieri come gli influencer i debunker, i venditori occasionali.

L’utilità di internet è fuori discussione, ma attenzione non tutto è positivo!

Fin dall’inizio della sua diffusione le grandi aziende di Internet hanno iniziato a fornire servizi gratuiti, ma in cambio memorizzavano i nostri dati, le nostre ricerche, i nostri comportamenti. I dati degli utenti rappresentano un grande valore per chi vende online e per chi fa pubblicità ai propri prodotti.

Vi sarà capitato ad esempio di fare una ricerca su un frigorifero e subito vi cominciano ad arrivare pubblicità sui frigoriferi.

Google, tanto per fare un nome, sa tutto di noi, sa cosa cerchiamo, cosa ci piace, cosa compriamo, dove abitiamo, sa il numero del nostro cellulare, sa anche dove siamo tracciando la posizione GPS del nostro telefonino, sa con chi parliamo, chi sono i nostri amici e perfino quali sono i nostri orientamenti politici e anche sessuali.

In cambio di servizi gratuiti, ci spiano e memorizzano tutte le informazioni che ci riguardano e finché questi dati sono usati per campagne di marketing, per venderci qualcosa si può anche accettare, ma come vedremo nella fase 4 si sta andando ben oltre.

Fase 4 – Influenza, Controllo ed esclusione

Una delle cose di cui non ci accorgiamo è che la rete ha un forte impatto sulla nostra vita e sui nostri comportamenti. Si è passati da una fase iniziale di comunicazione ed apprendimento a successive fasi di influenza, controllo ed esclusione sociale.

Influenza

Internet ha offerto opportunità straordinarie, ma comporta anche dei rischi sottovalutati dai genitori, che lasciano ai figli libero accesso alla rete, senza un adeguato controllo. Internet influenza profondamente il comportamento e la formazione, soprattutto dei giovani.

Il suo impatto negativo sui giovani include l’erosione delle relazioni autentiche, dei contatti e dei rapporti umani. l’uso compulsivo di Internet può portare a una vera e propria dipendenza, ad una alienazione dalla realtà, con effetti negativi sui comportamenti, sui rapporti con la famiglia e perfino sulla salute mentale.

Su internet sono nati valori negativi, come gli influencer che promuovono valori come l’arricchimento rapido, l’apparenza e il successo superficiale, spesso a scapito di etica ed impegno. È nato il cyberbullismo, il body shaming e esempi di comportamenti violenti e irresponsabili. 

La facilità di accesso alle informazioni, anche non verificate, può portare a una minore capacità di discernere fonti affidabili, alla creazione di pregiudizi e di riduzione del pensiero critico. Esiste quindi il rischio concreto di manipolazione ideologica e di indottrinamento online soprattutto dei giovani.

Controllo

La memorizzazione dei dati degli utenti è iniziata per fini commerciali, per realizzare quello che in termini tecnici si chiama “Target Marketing”, ovvero un marketing mirato, che offre maggiori ritorni positivi in termini di vendite online quando si conoscono le caratteristiche dell’utente.

Ora però stiamo passando ad una fase successiva che consiste nel controllo dell’utente, nel cercare di condizionarlo e non solo per fini commerciali ma anche per fini politici.

A cominciare dalla pandemia da Covid ci siamo accorti che le notizie venivano manipolate per condizionare il nostro pensiero. In quel periodo l’OMS aveva stipulato un contratto con Google da 300 milioni di dollari per fare in modo che le notizie negative su OMS e vaccinazioni non comparissero nelle prime pagine delle ricerche, dove invece comparivano articoli che promovevano l’uso dei vaccini.

In quel periodo sono nati i cosiddetti debunker, un esercito di persone prezzolate il cui compito era di demolire quelle che venivano considerate notizie false, che altro non erano che notizie che davano fastidio a certi poteri. Si arrivava al paradosso dove il ragazzotto neolaureato debunker denigrava, smentiva, confutava quanto detto da insigni scienziati, professori e persino premi Nobel.

Si è iniziato a parlare di disinformazione e usare i debunker, il fact-checking, durante la pandemia, ma si è continuato a parlare di disinformazione anche per la crisi climatica antropica e la decarbonizzazione e anche per la guerra in Ucraina.

Lo stesso Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha confessato che aveva avuto pressioni dall’amministrazione Biden per censurare i contenuti relativi a Covid 19 sulla piattaforma sociale Facebook. Con l’entrata in carica di Trump, Zuckerberg ha chiesto scusa ed ha annunciato la fine del programma fact-checking.

In USA, Europa e Inghilterra, con apposte leggi, si sono stretti i lacci intorno ai critici, ai dissenzienti, agli oppositori che argomentano in internet l’operato e i progetti portati avanti dai governi. In Europa è stato emesso il Digital Service Act, in USA la Section 230, in Germania NetzDG, in Francia la Legge Avia, nel Regno Unito l’Online Safety Act. Sono tutte leggi che formalmente intendono proteggere gli utenti dai contenuti illegali, dalla cosiddetta disinformazione, ma in realtà sono strumenti che permettono di tappare la bocca a chi pubblica notizie non gradite al potere, specialmente sulle piattaforme social come Facebook, Youtube, TikTok, Twitter.

Specialmente in Inghilterra e anche in Germania si sono verificati parecchi casi di arresti e condanne severe per aver pubblicato dei post considerati offensivi, oppure minacciosi, o anche razzisti ed omofobi. In Gran Bretagna addirittura certe cose non si possono dire non solo in internet, ma anche in pubblico, nel libero linguaggio.

In realtà questi strumenti sono strumenti di controllo e si stanno usando per limitare la libertà di espressione e persino di pensiero, in quanto la decisone se i contenuti siano minacciosi razzisti, omofobi, ecc. è molto aleatoria e dipende dalla libera interpretazione delle forze di polizia e dei giudici.   

In Gran Bretagna sono arrivati ad accusare un uomo di 51 anni del crimine di aver pregato in silenzio davanti ad una clinica per gli aborti e di casi del genere se ne sono verificati a migliaia, mentre viene data via libera ai musulmani che bloccano le strade in preghiera, non rispettano i valori nazionali locali e cercano di imporre la loro cultura e la loro religione.

Fase 5 – Esclusione Sociale

Inclusione Sociale

Da qualche anno si sente parlare molto spesso di Inclusione Sociale, è diventato lo slogan della sinistra e dei poteri globalisti.

L’inclusione sociale è un principio giusto, secondo cui ogni individuo, indipendentemente da caratteristiche personali come disabilità, etnia, genere, religione o condizione economica, deve poter partecipare pienamente alla vita della società. Significa garantire pari opportunità, rispetto delle differenze e accesso equo a istruzione, lavoro, servizi e relazioni sociali. Ed in tal senso già esistono leggi che tutelano questi diritti.

Ma come già accennato il potere, monopolizza tutto nel suo interesse e l’Inclusione Sociale è diventato lo strumento per portare avanti le politiche delle minoranze LGBTQ+ .

Il principale sponsor dell’inclusività è stato l’ONU che ha inserito il principio DEI nella sua Agenda 2030. DEI sta per Diversità, Equità ed Inclusione. La società deve giustamente includere tutti e in modo equo, indipendentemente da razza, religione, ecc.

Anche il World Economic Forum (WEF) è fortemente impegnato nella promozione della Diversità, Equità e Inclusione (DEI) attraverso iniziative concrete e studi. Il WEF ha lanciato il programma chiamato DEI Lighthouse Programme, che identifica e valorizza le pratiche aziendali più efficaci nel promuovere l’inclusione.

In tutto il mondo già esistono leggi che tutelano razza e religione, non c’era questa grande necessità di un programma DEI. Il programma DEI non nasce da una esigenza popolare, ma è come al solito l’imposizione di gruppi di potere esercitata attraverso l’ONU e le sue Agenzie, il World Economic Forum, che personalmente definisco come il braccio armato del potere finanziario, e le ONG.

DEI è infatti diventato lo strumento del potere globalista, che fa leva sulle minoranze per portare avanti programmi sui diritti civili e ha portato ad esagerazioni come l’identità di genere, in base al quale sono stati ammessi uomini che si sentivano donne a partecipare ad eventi sportivi in qualità di donna.

In base a tali spinte è nata l’ideologia WOKE che vuole distruggere valori storici abbattendo le statue di Cristoforo Colombo o di George Washington o anche la rivisitazione di favole come Biancaneve, o Cappuccetto Rosso, dove viene messo in discussione il ruolo dell’uomo e della donna.

Tutto ciò è voluto, e direi probabilmente studiato a tavolino, per distruggere i valori tradizionali di patria, famiglia, religione e distruggere l’identità nazionale attraverso l’immigrazione incontrollata. Un uomo senza valori è facilmente controllabile.

Il tanto criticato Trump ha rimesso le cose in ordine. Per quanto riguarda il DEI Ha firmato ordini esecutivi per smantellare i programmi DEI nelle agenzie federali e revocare politiche che promuovevano la diversità e l’inclusione in quanto il DEI distorce il principio del merito.

Trump ha dichiarato di aver “ucciso la cultura woke” nel suo discorso al Congresso, definendola una “tirannia del politicamente corretto”. Ha ritirato gli Stati Uniti dall’UNESCO, accusando l’agenzia di promuovere cause “woke” e anti-americane, come l’equità di genere e i diritti LGBTQ+. Ha limitato i diritti delle persone transgender, ad esempio escludendole dalle forze armate.

Esclusione Sociale

Mentre il potere nelle mani di pochi tende a promuovere i programmi del “politicamente corretto” di Inclusione e Woke, sotto traccia sta invece mettendo in atto una politica di ESCLUSIONE SOCIALE, di cui non si parla.

Tutto viene fatto in modo subdolo, non ci viene imposto in modo autoritario, ma si creano le condizioni per cui risulta essere una nostra scelta. Scelta fatta da una classe politica, che a giudicare dai fatti non ci rappresenta più.

Abbiamo cominciato ad accorgercene durante la pandemia quando è stato istituito il Green Pass. La tecnologia digitale ha consentito ai governi di implementare misure come il Green Pass e usarle in modo coercitivo, limitando l’accesso a servizi e viaggi per i non vaccinati, sollevando dibattiti su libertà individuali e sulla privacy.

Il Green Pass è stato un primo e importante esempio di esclusione sociale, basato su database centralizzati e tecnologie di verifica digitale (QR code). 

Questa politica strisciante di esclusione sociale sta evolvendo in qualcosa di molto più preoccupante che terminerà in una vera e propria Prigione Digitale in cui saremo rinchiusi a nostra insaputa.

Fase 6 – La Prigione Digitale

Molti governi ed in particolare l’Unione Europea, in sintonia con gli Stati membri, ha già predisposto tutta l’infrastruttura digitale ed informatica per centralizzare tutti dati che ci riguardano, in barba alla nostra privacy.

Oggi noi abbiamo lo SPID, che ha funzionato molto bene per accedere ai servizi dello Stato, ma già è stato annunciato che lo SPID sarà abbandonato in favore della Carta d’Identità Elettronica, che è compatibile per interfacciarsi con il progetto di Identità Digitale Europea, che mira a creare un Portafoglio Digitale Europeo.

Ci stanno dicendo che tutto è fatto per nostra comodità e il portafoglio conterrà tutti i dati che ci riguardano come la Carta di Identità Digitale, la Patente di Guida, Lauree e Diplomi, Prescrizioni Mediche, accesso ai Servizi Pubblici, ecc. ecc.

Ci stanno anche dicendo che la nostra privacy sarà tutelata e i dati nel portafoglio digitale non saranno automaticamente accessibili dagli organismi dell’Unione Europea.

Ma attenzione il fatto che si chiami Portafoglio non è un caso, nel portafoglio si mette soprattutto il denaro e sarà quella la funzione principale.

Per capire cosa si nasconde dietro certe decisioni bisogna farsi sempre delle domande. Perché l’Unione Europea vuole accedere ai nostri dati? Per quale motivo i nostri dati devono essere ceduti ad un organismo sovrannazionale?

Tutto quello che dicono di voler fare si poteva fare benissimo solo ed esclusivamente a livello nazionale, senza interfacciarsi con gli organismi dell’Unione Europea.

Ho già detto che il Portafoglio è fatto soprattutto per contenere il denaro e se quel denaro non è italiano, ma europeo come l’Euro, allora si comincia a capire il legame forte ed univoco che c’à tra l’Identità Digitale Europea e il Portafoglio Digitale che conterrà il Denaro Digitale, che vedrà presto la luce con l’Euro digitale, che è già in fase di test e sarà probabilmente emesso nel 2026.

Di nuovo è necessario porsi delle domande: “Perché l’Euro Digitale di imminente emissione ha bisogno dell’Identità Digitale?

Beh, la risposta ce l’ha data già nel 2020 Agustin Carstens. Carstens è a capo della Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank International Settlements) che si può considerare la banca a capo delle Banche Centrali ed è quindi la massima autorità sia per il Sistema Monetario che per il sistema bancario.

Carstens parla delle caratteristiche della nuova moneta digitale CBDC e ci dice due cose molto importanti, che rivoluzioneranno la nostra capacità e libertà di usare il nostro denaro.

Ci dice che oggi la Banca Centrale non sa chi usa il denaro contante e per quale motivo lo usa e la Banca Centrale vuole invece saperlo e con la moneta digitale avranno modo di saperlo. Le banconote garantiscono l’anonimato, invece con la moneta digitale sapranno chi usa quel denaro e per quale motivo viene usato. È quindi implicito che vogliono ficcare il naso nei nostri affari privati violando la nostra privacy e Carstens non ha avuto nessuna remora a dirlo.

Secondo punto altrettanto importante è che la Banca Centrale entrerà nel merito di ogni trasferimento di denaro ed avrà la capacità tecnologica e legislativa per bloccarlo.

La nuova moneta CBDC è infatti programmabile e può essere attivata o disattivata da un programma informatico, con delle regole che saranno stabilite dalla Banca Centrale, si spera in accordo con i governi.

Ma se l’attuale euro è già digitale, se i nostri conti correnti sono in formato digitale, se i bonifici sono pagamenti digitali, se gli acquisti con carte di credito sono già digitali, allora che bisogno c’è di un nuovo euro digitale ?

La risposta è molto semplice, il nuovo euro non serve a noi cittadini, ma serve alle Banche Centrali per regolare la massa monetaria a loro piacimento.

Per approfondire il tema della moneta digitale potete leggere questo articolo e anche questo.

Le dichiarazioni di Carstens sono molto chiare e le banche centrali riusciranno a realizzare in pieno quello che dice Carstens solo se riusciranno a togliere il contante dalla circolazione e questo sarà l’obiettivo finale.

Se il contante dovesse rimanere in circolazione risulterebbe inutile aver adottato il nuovo euro digitale. Quando la gente capirà che il pagamento digitale può essere impedito e il pagamento in contante no, è evidente che aumenterebbe l’uso del contante, che è esattamente quello che non vogliono le Banche Centrali. È quindi logico pensare che l’eliminazione del contante sarà solo questione di tempo, a meno che non ci sia una ferma opposizione da parte della popolazione.

Ora capite a che serve l’Identità Digitale Europea. È chiaro che questo nuovo Sistema Monetario oltre che intrusivo nella nostra privacy va a limitare il nostro diritto fondamentale di spendere liberamente il nostro denaro.

Praticamente ci stanno richiudendo in una gabbia digitale dove solo la Banca Centrale ha le chiavi per aprire determinate porte.

Ovviamente stanno cercando di nascondere il progetto che si evince dalle dichiarazioni di Carstens, tanto che Christine Lagarde si è affrettata a dirci che non ci saranno intrusioni nella nostra privacy e che il contante non sarà eliminato.

Ma, a meno che la popolazione non si svegli e rifiuti tale progetto, pian piano ci invoglieranno a non usare il contante, ci obbligheranno gradualmente ad usare la nuova moneta digitale e saremo probabilmente anche incentivati a farlo.

Con l’eliminazione del contante la gabbia digitale sarà definitivamente chiusa. Attraverso la programmazione del denaro potranno obbligarci a fare qualsiasi cosa perché avranno il potere di azzerare il nostro denaro, di azzerare la nostra identità con una semplice comando da una tastiera di un computer.

All’inizio ci faranno assaporare solo gli aspetti positivi del nuovo euro digitale per invogliarci ad usarlo. Ma la programmabilità della moneta consente di aggiungere successive regole restrittive di qualsiasi natura.

Tanto per fare qualche esempio, potrebbero obbligarci a spendere dei soldi, o potrebbero vietarci di spendere dei soldi al di fuori della nostra regione di residenza, o anche di trasferire dei soldi ad una determinata persona o società e così via, le possibilità sono infinite.

Uno strumento di controllo e coercizione così potente sarebbe stato il sogno di ogni dittatore.

Con questo strumento potrebbero portare a compimento il sogno dei potenti, del cartello dei banchieri centrali (Rockefeller Rotschild, ecc,), che già nel 1975 avevano espresso l’dea che la democrazia ostacolava i loro piani.

Nel 1975 la commissione Trilaterale, organizzazione del potere creata da David Rockefeller, pubblicò un report dal titolo “The Crisis of Democracy: On the Governability of Democracies” (La Crisi della Democrazia). Era uno studio che prendeva in esame i problemi di governabilità sia in Europa che in America e sosteneva che tali problemi derivavano da un eccesso di democrazia, di conseguenza, era auspicabile che le decisioni venissero prese da un ristretto numero di persone e si instaurasse un regime tecnocratico ed oligarchico.

A giudicare dalla realtà odierna il cartello dei banchieri è riuscita nel suo intento, dato che l’Unione Europea è riuscita a togliere tutte le sovranità agli Stati Nazionali, a partire da quella più importante che è quella monetaria, ed ha creato una istituzione non del tutto trasparente e democratica come spiegato qui. .

Con la moneta digitale CBDC stanno creando una architettura del Sistema Monetario che consentirebbe addirittura alla Banca Centrale di imporre regole di programmazione sull’uso della moneta anche in modo autonomo, in contrasto con i governi.

I tecnocrati al potere, se volessero potrebbero imporre una vera e propria dittatura, simile a quello che è in vigore in Cina con il sistema dei Crediti Sociali e a giudicare da quanto sta accadendo sembrerebbe proprio che siano già sulla strada giusta per rinchiuderci in una Prigione Digitale!

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