Tokenizzazione degli Assets Finanziari

Con la moneta digitale CBDC le Banche Centrali stanno rivoluzionando l’uso della moneta introducendo il concetto di programmabilità. A differenza del denaro contante che non può essere tracciato e può essere liberamente speso, la moneta digitale CBCD è tracciata, si sa chi la spende, chi la riceve e per quale motivo la riceve. La programmabilità implica un controllo sull’uso della moneta esercitato dalle Banche Centrali, che avranno il potere di imporre regole sull’uso della moneta stessa ed avranno il potere di bloccare i trasferimenti di denaro che non rispettano le regole che ci saranno imposte.

Con la programmabilità è possibile introdurre qualsiasi tipo di controllo, ad esempio controlli geografici: si può spendere in un luogo ma non in altro luogo; controlli temporali: si potrebbe invalidare il denaro se non speso entro un certo periodo; controlli personali: potrebbe essere impedito di trasferire denaro verso determinati soggetti; controllo sui beni o servizi: potrebbe essere impedito l’acquisto di determinati beni o servizi, ecc.

La moneta digitale CBDC rafforza il potere delle Banche Centrali e indebolisce il diritto di proprietà e libertà della popolazione di usare e spendere liberamente il proprio denaro, come avviene con il denaro contante.

Non è quindi un caso se il sistema bancario cerca di incentivare in tutti i modi l’utilizzo di denaro digitale, con l’obiettivo nascosto di poter eliminare definitivamente il denaro contante. È già successo in Nigeria, dove la Banca Centrale ha imposto l’eliminazione del contante, suscitando una violenta reazione della popolazione, tanto che la banca è stata costretta a prorogare l’uso del contante.

Il motivo per cui le Banche Centrali vogliono introdurre l’uso della moneta digitale CBDC è chiaro. Attraverso la programmabilità e il controllo digitale, sia della moneta che dell’identità personale, le Banche Centrali avranno gli strumenti per regolare, a loro piacimento, la massa monetaria e continuare a perseverare in questo Sistema Monetario a Debito, giunto ormai ad un livello di ingestibilità

In un post precedente  avevo già spiegato come l’attuale Sistema Monetario è matematicamente insostenibile a lungo andare, in quanto il debito pubblico cresce in modo esponenziale, fino a giungere a livelli insostenibili per la popolazione. Le stesse Banche Centrali, nella riunione di Jackson Hole, del 2019, avevano dichiarato di non essere più in grado di poter gestire efficacemente le crisi economiche.

La Tokenizzazione

La Moneta Digitale CBDC programmabile attribuisce un potere enorme alle Banche Centrali, ma, a quanto pare, sembrerebbe per loro non abbastanza, perché si sta andando oltre, con un progetto di tokenizzazione degli assets finanziari.

Le Banche Centrali vogliono centralizzare la gestione di tutti gli asset finanziari. Il processo di tokenizzazione è partito dalla BIS (Bank International Settlements) di Basilea, in italiano chiamata la Banca dei Regolamenti Internazionali, che può essere considerata a capo di tutte le Banche Centrali.

A marzo 2024, la BIS ha annunciato il progetto “Agora”, avviando un programma pilota nelle Banche Centrali di 7 paesi: Francia, Giappone, Corea del Sud, Messico, Svizzera, Regno Unito e Federal Reserve Bank degli USA.

La BCE non partecipa a questi programmi pilota, ma certamente la tokenizzazione coinvolgerà anche la BCE. La Banca d’Italia è già attiva sul tema ed ha pubblicato un documento sullo stato dell’arte della tokenizzaione dal titolo “Le statistiche sugli strumenti finanziari tokenizzati: una sfida per le Banche Centrali.”

L’obiettivo è di creare un ledger unificato (Libro Mastro  Unificato – Contabilità e Gestione centralizzata unificata), che colleghi i depositi tokenizzati delle banche commerciali e il denaro tokenizzato delle Banche Centrali.

Il progetto viene promosso come: “Miglioramento del sistema monetario fornendo nuove soluzioni e utilizzando Smart Contracts e Programmabilità”.

In realtà, dai progetti pilota in UK e Francia si evince che la tokenizzazione non riguarda solo i depositi bancari, ma anche altri asset finanziari come mutui, stablecoin, azioni, titoli del debito pubblico, ecc.

In pratica, stanno accentrando sotto la Banca Centrale la gestione di tutti gli asset finanziari, che diventeranno tokenizzati e programmabili, conferendo alla Banca Centrale un potere di controllo e gestione assoluto sui beni finanziari di aziende e cittadini.

Cosa è la Tokenizzazione?

La tokenizzazione consiste nel rappresentare un bene o un diritto tramite un “token” digitale univoco, che ne permette identificazione, trasferimento e gestione su piattaforme digitali.

La tokenizzazione non è solo “assegnare un codice digitale univoco” per identificare un bene, un asset, ma anche creare rappresentazioni programmabili dell’asset stesso (denaro, titoli, contratti).

La Tokenizzazione va oltre l’identificazione univoca perché incorpora proprietà, diritti e regole di utilizzo. Ad esempio, un token di un mutuo può contenere le condizioni di pagamento e attivare automaticamente transazioni. In altre parole, la tokenizzazione trasforma l’asset in un oggetto digitale attivo e programmabile.

Esempi di asset tokenizzabili:

  • Conti Bancari e Depositi: possono essere rappresentati come token trasferibili tra istituzioni.
  • Mutui e contratti: possono essere trasformati in token che incorporano clausole e condizioni, gestibili con “Smart Contracts”.
  • Criptovalute e valute digitali: sono già tokenizzate per natura, ma la BIS esplora anche versioni regolamentate (CBDC).
  • Titoli e fondi: tokenizzazione su fondi del tesoro e mercato monetario.

Ad esempio, un mutuo può essere così tokenizzato: il contratto viene trasformato in un token digitale che incorpora tutte le clausole (importo, tasso, durata, garanzie) e può essere gestito su una piattaforma blockchain con Smart Contracts. Questo consente di automatizzare i pagamenti, frazionare la proprietà e rendere il mutuo trasferibile o negoziabile in modo sicuro e trasparente.

Consolidamento della Moneta ???

La BIS presenta la tokenizzazione come un modo per rafforzare la moneta e rendere più efficiente il sistema. Nel comunicato ufficiale del giugno 2025, la BIS descrive il progetto di un registro unificato tokenizzato come l’integrazione delle riserve delle Banche Centrali, dei depositi delle banche commerciali e dei Titoli di Stato tokenizzati.

L’obiettivo dichiarato è mantenere i principi di una moneta solida: unicità, elasticità e integrità, riducendo frammentazione e inefficienze. La tokenizzazione, secondo la BIS, dovrebbe consolidare la moneta perché tutti gli strumenti finanziari convivono su un’unica infrastruttura, riducendo arbitraggi e opacità.

Diversi analisti avvertono invece che la tokenizzazione può introdurre nuove forme di speculazione, simili a “derivati dei derivati”, con rischi di eccesso di liquidità rispetto agli asset reali.

Rischi di speculazione – Derivati

Il fatto che ogni asset reale finanziario possa essere trasformato in token e frazionato, di certo favorisce la naturale attitudine del sistema bancario a massimizzare il profitto e a ridurre il rischio. I token dei vari assets finanziari possono essere frazionati e impacchettati e scambiati come collaterale.

La facilità di scambio e frazionamento può amplificare il ciclo finanziario, aumentando volatilità e creando “denaro derivato” che si allontana sempre più dagli asset di base reali.

Secondo la visione della BIS, la tokenizzazione favorisce il consolidamento, la trasparenza e l’efficienza del sistema monetario. Secondo i critici della tokenizzazione invece c’è la possibilità di creare nuovi strumenti finanziari e nuove speculazioni con potenziale di instabilità sistemica, con il rischio di replicare gli eccessi del sistema dei derivati, che hanno causato la crisi del 2008.

La tokenizzazione può essere vista come un “derivato del derivato”, e la differenza tra consolidamento e speculazione dipenderà dalle regole di governance. La BIS vuole evitare che la tokenizzazione diventi una nuova bolla, ma la storia dei mercati mostra che ogni innovazione finanziaria porta con sé sia efficienza sia rischio. C’è quindi il rischio concreto che si crei una bolla finanziaria ancora più grossa di quella del 2008.

Crisi del 2008

La crisi del 2008 ebbe origine per i cosiddetti Mutui Subprime, così chiamati perché venivano concessi senza adeguate garanzie di rientro del finanziamento del mutuo.
Per ridurre i rischi, la Lehman Brothers aveva creato un prodotto finanziario derivato (CDO), impacchettando parecchi contratti di mutuo, con diverso livello di rischio.
Un mio collega aveva investito 50.000 euro in CDO della Lehman Brothers ed era ben contento di ricevere un rendimento annuo del 7%, fino a perdere tutto il capitale per il fallimento della Lehman Brothers.
Se la Lehman Brothers non fosse fallita, il rendimento del CDO ed il rimborso del capitale era comunque legato all’andamento dei rimborsi dei mutui. In caso di insolvenza da parte dei mutuatari il rischio veniva riversato sugli investitori dei CDO, con riduzione del rendimento e perfino perdita del capitale.
Questo è solo un esempio di uno dei tanti prodotti finanziari derivati. Immaginate con la tokenizzazione degli assets finanziari quanti possibili nuovi prodotti finanziari si potrebbero creare!

Il vero obiettivo – Finanziare Debito Pubblico

Con il Registro Unico e la tokenizzazione dei depositi, il denaro che vediamo sul nostro conto diventa un token digitale programmabile. Questo consente alle banche commerciali e alla Banca Centrale di riconvertire automaticamente quei token in altri strumenti finanziari, come ad esempio i Titoli di Stato.

Tutto ciò potrà avvenire a nostra insaputa, senza che noi ce ne accorgiamo. Se sul nostro conto abbiamo ad esempio depositati 30.000 euro, noi continueremo a vedere sempre 30.000 euro, ma in realtà, dietro le quinte, quei 30.000 euro, o più probabilmente parte di quei 30.000 euro, potrebbero essere stati usati per acquistare Titoli di Stato tokenizzati.

A noi clienti viene sempre garantita la liquidità. Se vogliamo ritirare i 30.000 euro, la banca ci consegnerà i 30.000 euro anche se in parte usati per acquistare i Titoli di Stato.

Le banche commerciali avranno interesse a usare i depositi dei propri clienti trasformandoli in token digitali al fine di ottenere ulteriore liquidità e profitti.

Un conto corrente tokenizzato diventa per la banca un asset dinamico, utilizzabile come garanzia, come strumento di mercato o leva finanziaria. I depositi non sarebbero più solo “denaro fermo”, ma diventerebbero parte di un meccanismo finanziario più complesso; la banca potrà usarli in diversi modi, che vanno ben oltre la funzione tradizionale di deposito.

Finanziamento del Debito Pubblico

Le banche, in sintonia con la Banca Centrale, saranno invogliate, e probabilmente spinte, a trasformare parte dei depositi in token digitali, garantendo un flusso sicuro e continuo di capitali per l’acquisto dei Titoli di Stato del Debito Pubblico.

Questo sarà uno degli obiettivi primari della tokenizzazione per risolvere il problema del debito pubblico, che sta raggiungendo livelli insostenibili. La tokenizzazione dei conti correnti contribuirà ad alzare la soglia del debito pubblico, utilizzando i risparmi degli italiani per finanziare il debito pubblico e continuare così a perpetrare un sistema di Moneta a Debito, che sottrae ricchezza alla popolazione per trasferirla al sistema bancario.

Le banche commerciali saranno ben liete di poter usare i depositi dormienti dei propri clienti per guadagnare interessi dai Titoli di Stato del debito pubblico. Se le banche commerciali attualmente danno un interesse sui depositi dei clienti, ad esempio di 1% all’anno, avranno tutto l’interesse a trasformare i depositi in token e acquistare Titoli di Stato tokenizzati che rendono il 3%.

La tokenizzazione dei depositi bancari potrebbe avere un senso se utilizzata dai governi per finanziare progetti di spesa produttiva.

Finanziamento delle Banche

Oltre ai depositi tokenizzati, la tokenizzazione consente alle banche di trasformare crediti illiquidi (mutui, prestiti) in token scambiabili, ottenendo liquidità immediata.

Tutti questi token possono essere usati dalla banca come garanzia per ottenere liquidità da altre istituzioni o dalla Banca Centrale. La banca può anche impacchettare i token dei conti correnti insieme ad altri asset (mutui, prestiti) e venderli sul mercato. Si potrebbero quindi creare nuovi strumenti finanziari negoziabili derivati. Ovviamente questi nuovi prodotti avranno il fine sia di aumentare i profitti che di ridurre il rischio della banca.

In altre parole la tokenizzazione aiuta le banche a migliorare i propri profitti e al tempo stesso a ridurre i rischi ed è una boccata di ossigeno per banche in difficoltà.

Ma in caso di Crisi ?

La vera natura della tokenizzazione si manifesterà in caso di bolla finanziaria o crisi, perché a quel punto i veri possessori degli assets scopriranno che per effetto della tokenizzazione si sono assunti dei rischi, senza saperlo.

Una banca in crisi potrà avvalersi di un bail-in automatico, trasformando i depositi in strumenti di salvataggio (della banca) senza il consenso esplicito dei veri possessori degli assets. Per dirla esplicitamente, la tokenizzazione consente alle banche commerciali di scaricare i rischi e le perdite sulle spalle dei propri clienti.

In caso di crisi i cittadini potranno vedere bloccati i propri beni tokenizzati o addirittura potrebbero perderli. Per il sistema bancario è meglio che il conto lo paghino i cittadini piuttosto che le banche.

Molti analisti sostengono che questo modello non rappresenti una vera riforma del Sistema Monetario, ma piuttosto un rafforzamento dell’attuale paradigma basato sul debito. Invece di ridurre la dipendenza dal debito, la tokenizzazione potrebbe renderlo ancora più pervasivo e inevitabile, perché i cittadini diventano automaticamente parte del meccanismo di finanziamento del debito pubblico.

In sintesi – Il quadro che emerge

Nella riunione della Banche Centrali del 2019, a Jackson Hole nel Wyoming, le Banche Centrali ammettevano che l’attuale sistema non riesce più a gestire bene le crisi economiche. La realtà è che il debito pubblico ha una crescita matematica esponenziale fino ad arrivare a livelli insostenibili per il pagamento degli interessi, ed ormai ci stiamo avvicinando al punto di insostenibilità. Per quanto riguarda l’Italia siamo arrivati a pagare interessi per circa 100 miliardi di euro l’anno, una cifra folle. Questo è il motivo per cui la Banche Centrali, da anni, stanno puntando sulla modifica del sistema monetario.

La Moneta Digitale CBDC programmabile è un primo tentativo di controllo diretto sui flussi monetari. Fino ad ora le Banche Centrali hanno solo la leva del controllo dei tassi di interesse per regolare l’economia di un paese. Con la CBDC, le Banche Centrali potranno estendere il loro potere di controllo anche sul denaro in mano ai cittadini. Le Banche Centrali, attraverso la programmabilità della moneta, potranno decidere come, dove e quando i cittadini potranno spendere i propri soldi.

La Tokenizzazione è un passo successivo, che estende il controllo e la programmabilità non solo alle transazioni di moneta digitale ma anche a tutti i depositi bancari e agli altri assets finanziari dei cittadini.

La tokenizzazione, attraverso la trasformazione di depositi e crediti illiquidi (mutui, prestiti) in token scambiabili, consente alle banche di ottenere liquidità immediata, che possono usare per comprare Titoli di Stato, sostenendo il fabbisogno di denaro dei governi.

La tokenizzazione non riduce il debito pubblico, ma è un prolungamento e un rafforzamento del sistema di Moneta a Debito: invece di ridurre la dipendenza dal debito, la tokenizzazione lo moltiplica e lo stratifica.

Inoltre, se i token vengono usati per coprire crediti deteriorati, si rischia di creare una nuova bolla finanziaria.

I cittadini diventano acquirenti involontari e inconsapevoli dei titoli di Stato. Con questo nuovo sistema la Banca Centrale (insieme alle banche commerciali) può indirizzare automaticamente i nostri soldi verso il debito pubblico.

La tokenizzazione appare quindi come una strategia di sopravvivenza del Sistema Monetario attuale a Debito, più che una vera riforma. È un modo per dare ossigeno alle banche e ai governi, spostando in avanti negli anni il problema del debito pubblico, senza affrontarlo alla radice.

Tutto viene fatto sulle spalle dei cittadini, che sono inconsapevoli dei rischi e delle restrizioni a cui potranno andare incontro.

Se poi si riflette sul fatto che la moneta potrebbe essere emessa dal Ministero del Tesoro, piuttosto che dalle Banche Centrali, e senza pagare interessi a nessuno, viene naturale chiedersi “Perché gli Stati, i Governi, i Politici chiedono denaro in prestito quando potrebbero farlo emettere dallo Stato?

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