2 – IA – Scontro USA-Cina

L’Intelligenza Artificiale, salita recentemente alla ribalta mediatica per l’allarme lanciato da vari esperti sulla sua potenziale pericolosità – di cui abbiamo già parlato nel precedente post – lascia una serie di interrogativi non risolti.

1 – L’IA rappresenta realmente un rischio per la società?
2 – Chi dovrebbe stabilire le regole del suo sviluppo e del suo utilizzo?
3 – Il suo modello economico è sostenibile nel lungo periodo?

Interrogativi ai quali non esistono ancora risposte definitive.

Ciò che appare certo è che l’Intelligenza Artificiale rappresenta uno degli strumenti tecnologici più potenti mai sviluppati. Basta porre una domanda su un vastissimo numero di argomenti per ottenere risposte sorprendenti per rapidità, capacità di sintesi e ampiezza delle informazioni elaborate.

Ancora più sorprendente è il funzionamento interno di questi sistemi. Le parole vengono trasformate in token, ovvero frammenti di testo convertiti in valori numerici che possono essere elaborati matematicamente. Ad esempio, la parola Mattarella potrebbe essere divisa in due token: Matta e Rella, o anche Matt e Arella o anche Mat Tarella o anche lasciata come unico token Mattarella. Ogni sviluppatore decide il suo modello di tokenizzazione delle parole.

Tutti i ragionamenti dell’IA vengono fatti matematicamente sui token. Le informazioni vengono rappresentate come vettori numerici all’interno di spazi multidimensionali, nei quali il modello individua correlazioni e relazioni tra token, in base ai dati elaborati e all’addestramento ricevuto. Queste relazioni non costituiscono concetti nel senso umano del termine, ma correlazioni statistiche che, in molti casi, corrispondono a ciò che noi chiamiamo concetti.

Questo spiega perché servono enormi data center: ogni richiesta richiede l’esecuzione di un numero enorme di operazioni matematiche distribuite su infrastrutture informatiche altamente specializzate.

L’aspetto più sorprendente è che l’IA, grazie all’avanzamento tecnologico degli ultimi anni, ha accelerato il miglioramento dei modelli stessi, essendo in grado di autoaddestrarsi e automigliorarsi, creando un circolo virtuoso che ha impressionato perfino ricercatori e protagonisti del settore.

Il suo utilizzo può migliorare la ricerca scientifica, la produzione industriale, i servizi pubblici e ovviamente è anche utilizzato nel settore militare. Per queste ragioni l’Intelligenza Artificiale è diventata una risorsa strategica di importanza geopolitica primaria.

Il XXI secolo non si gioca più solo sul controllo delle rotte marittime o delle risorse energetiche, ma sul dominio degli algoritmi. La competizione tra Stati Uniti e Cina per il primato nell’intelligenza artificiale rappresenta la sfida geopolitica più cruciale della nostra epoca, una vera e propria guerra fredda tecnologica da cui probabilmente dipenderà la leadership economica, tecnologica e militare del futuro.

Due Filosofie a Confronto – Mercato vs Stato

Pur condividendo una base tecnologica equivalente, Stati Uniti e Cina adottano un approccio diametralmente opposto nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. Questo scontro mette in luce differenze sostanziali di impostazione ideologica, strutturale e strategica:

  • Il modello statunitense è Market-Driven e Decentralizzato. Gli USA si affidano alla potenza delle grandi aziende della Silicon Valley, sostenute da capitali privati ed orientate al profitto.
  • Il modello cinese è statale centralizzato. Pechino adotta una strategia centralizzata e pianificata dallo Stato, formalizzata nel principio della “Fusione Civile-Militare”, dove l’innovazione tecnologica privata viene immediatamente integrata negli obiettivi strategici nazionali.

Approccio USA – Rincorsa al Profitto e lo Spauracchio della Bolla

Gli Stati Uniti delegano lo sviluppo dell’IA a un oligopolio di colossi privati e Big Tech guidati dalla logica del profitto e dagli interessi dei mercati finanziari.

Fornire servizi di IA richiede capitali enormi necessari per finanziare i grandi data center: parchi sterminati di server che, oltre ai costi infrastrutturali di costruzione, implicano anche enormi costi di gestione per la quantità di energia elettrica necessaria al loro funzionamento.

Attualmente, la maggior parte degli utenti accede gratuitamente ai servizi IA accedendo ai vari motori di ricerca come Gemini, ChatGPT, Copilot, Claude, Grok, Deepseek. Si stima che i servizi a pagamento riguardino appena il 5% della base degli utenti attivi globali.  

Questo modello presenta una criticità strutturale profonda, di cui abbiamo già parlato nel post precedente: le aziende devono sostenere i costi esponenziali delle infrastrutture e dell’addestramento, mentre la base degli utenti gratuiti cresce costantemente. Tutti scommettono sul lungo termine, ma numerosi analisti finanziari evocano già lo spettro dell’esplosione di una bolla dell’IA. Per far quadrare i conti, le Big Tech americane potrebbero essere presto costrette a eliminare gli accessi gratuiti o a stravolgere il proprio business model.

Approccio della Cina – Pianificazione Statale

Pechino rifiuta categoricamente la subordinazione della politica agli interessi del grande capitale privato. In Cina, lo Stato mantiene saldamente il controllo della tecnologia e delle multinazionali, indirizzandole in modo programmatico verso traguardi nazionali di lungo termine.

Il sistema si basa su un patto sociale esplicito: il Partito impone regole rigide, pervasive e chiare, limitando le libertà politiche in cambio di efficienza amministrativa, sicurezza, sviluppo infrastrutturale e stabilità sociale. È un modello che non si maschera dietro il pluralismo occidentale, ma che punta sulla funzionalità e sulla capacità del governo di pianificare l’interesse collettivo senza le lungaggini e le polarizzazioni dei sistemi parlamentari.

Detto più esplicitamente, il governo cinese impone le sue regole, se volete, in modo autoritario, ma i patti sono chiari; le imposizioni sono giustificate da un interesse nazionale superiore da salvaguardare. In cambio, i cittadini ottengono efficienza reale nei servizi e nelle infrastrutture, senza l’illusione di una falsa democrazia o di condizionamenti sotterranei tipici dei sistemi commerciali occidentali.

Il Modello USA – La Bolla dei Capitali Privati e la Pubblicità

Il business model dei servizi IA occidentali presenta una forte criticità strutturale denunciata da vari analisti e anche dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), che è la massima autorità del settore bancario globale. Ci troviamo di fronte a un ecosistema finanziario iper-concentrato, dove i colossi della Silicon Valley si sostengono a vicenda in un circolo apparentemente virtuoso, ma intrinsecamente rischioso:

  • L’asse Microsoft-OpenAI: Microsoft investe massicciamente in OpenAI, la quale riversa immediatamente quei capitali acquistando le risorse di calcolo dei data center di Microsoft Azure.
  • L’asse Amazon-Anthropic: Specularmente, Amazon finanzia Anthropic, che a sua volta utilizza in modo massiccio i servizi cloud di Amazon Web Services (AWS).
  • Gli investimenti di NVIDIA: Al centro di questo network si colloca NVIDIA, monopolista di fatto delle schede GPU necessarie all’addestramento IA. Per blindare la propria leadership, NVIDIA non si limita a vendere l’hardware, ma è diventata un investitore strategico, partecipando direttamente ai round di finanziamento delle sue stesse clienti (come OpenAI e Anthropic).
  • La spinta di Wall Street: La febbre dell’oro non si ferma. Le grandi banche d’affari continuano ad assemblare maxi-operazioni finanziarie – come i massicci round (di ben 60 miliardi di dollari) che vedono Broadcom scendere in campo per lo sviluppo di chip IA personalizzati insieme ad Anthropic – gonfiando le valutazioni di mercato in vista di future quotazioni in borsa.

Questa enorme architettura finanziaria si regge su una scommessa: che la crescita vertiginosa degli utenti si tradurrà, un giorno, in profitti altrettanto colossali. Nella realtà, però, la base di utenti che utilizza l’IA gratuitamente cresce a ritmi esponenziali, e con essa aumentano vertiginosamente i costi fissi dei data center per gestire una quantità mostruosa di elaborazioni matematiche.

I colossali indebitamenti costringeranno presto le aziende a rivedere il business model. Le Big Tech difficilmente elimineranno del tutto i piani gratuiti, poiché servono da gigantesco bacino di beta-testing e raccolta dati. Tuttavia, per far quadrare i conti la strategia si sta dividendo su tre fronti principali:

  • Piani gratis sempre più limitati: L’accesso a costo zero sarà mantenuto, ma diventerà fortemente restrittivo in termini di tempo e capacità di calcolo.
  • Abbonamenti Premium: Una quota mensile fissa diventerà obbligatoria per accedere ai modelli di ragionamento e sintesi più avanzati.
  • Monetizzazione indiretta e pubblicità: Esattamente come accaduto con i motori di ricerca, le risposte fornite nelle chat rischiano di essere influenzate e deviate da inserzionisti paganti, rendendo l’output dell’IA condizionato dal messaggio pubblicitario.

C’è un ultimo fattore, ancora più profondo, da non trascurare. Sotto la superficie di una retorica democratica, inclusiva e liberale, si consuma un controllo soft ma pervasivo dell’opinione pubblica.

Queste mega-corporation non sono attori neutrali: partecipano attivamente al dibattito politico, sono strettamente legate ai programmi di globalizzazione del World Economic Forum (WEF) e mantengono rapporti strutturali sia con le amministrazioni governative sia con gli apparati di intelligence.

Il rischio reale è che le chat IA e gli algoritmi dei social media vengano utilizzati come sofisticati strumenti di persuasione di massa, capaci di orientare le decisioni politiche e restringere lo spazio del dissenso, esacerbando lo scollamento tra una leadership burocratica e i bisogni reali della popolazione.

L’Evoluzione Tecnologica – Proprietary vs Open Source

Tre sono i fattori principali che differenziano sostanzialmente l’approccio cinese da quello americano. 

1 – Il Mercato – Come abbiamo già visto, il mercato americano dell’Intelligenza Artificiale è governato da varie aziende che operano per profitto ed in regime di concorrenza. Gli interventi governativi sono motivati da ragioni geopolitiche, come ad esempio l’iniziativa (poi in parte ritirata) che c’è stata di vietare l’esportazione di schede GPU Nvidia in Cina, ma sostanzialmente il modello americano è guidato dalle dinamiche del libero mercato. In Cina, al contrario, l’IA è inserita in una strategia governativa strettamente pianificata dallo Stato, alla quale le aziende tecnologiche devono allinearsi.

2 – I Capitali – Il mercato americano si basa su capitali privati. Mentre le grandi Big Tech (come Microsoft, Google e Meta) finanziano lo sviluppo e la costruzione di immensi data center attingendo alle proprie enormi riserve di liquidità, le startup di frontiera dipendono da massicci round di investimenti privati, creando una forte pressione per un ritorno economico immediato.

La Cina non approccia l’IA come un’opportunità per far realizzare profitti a una manciata di multinazionali della Silicon Valley. Per Pechino, l’IA è semplicemente un’infrastruttura pubblica strategica da finanziare attraverso la propria sovranità monetaria. Proprio come ha fatto in passato per l’acciaio, i pannelli solari e l’alta velocità ferroviaria, oggi lo Stato cinese emette moneta per produrre supercomputer, chip autoctoni e algoritmi. I data center cinesi sono considerati asset strategici nazionali: lo Stato (centrale e locale) copre o ne abbatte i costi di gestione per le aziende tech attraverso sussidi diretti e sconti massicci sulle forniture energetiche.

3 – L’Open Source – Mentre l’approccio degli Stati Uniti è prevalentemente proprietario (closed-source), la Cina ha adottato l’open source come una vera e propria arma geopolitica ed economica, modificando radicalmente gli equilibri globali della tecnologia.

La logica americana del closed source incapsula le capacità del modello dietro API (Application Program Interface) proprietarie per cercare di coprire gli enormi costi di calcolo. Colossi come OpenAI, Anthropic e Google blindano i propri modelli migliori dietro API a pagamento.

Tuttavia, man mano che i modelli aperti cinesi raggiungono prestazioni paragonabili a quelli closed-source occidentali, la disponibilità a pagare degli utenti diminuisce. Per proteggere il proprio vantaggio, le aziende closed-source americane spingono per una maggiore regolamentazione a Washington, spesso sollevando preoccupazioni di sicurezza nazionale sui modelli aperti stranieri.

Ciononostante, i modelli open-source cinesi stanno diventando uno strato infrastrutturale globale: la famiglia di modelli Qwen di Alibaba è tra i più scaricati al mondo e viene integrata dagli sviluppatori occidentali per la sua efficienza e i bassi costi di gestione.

I modelli open source cinesi stanno diventando uno “strato infrastrutturale” difficilmente ignorabile nell’ecosistema IA americano. Offrire gratuitamente i pesi dei propri modelli permette a Pechino di conquistare i mercati emergenti (Asia, Africa, America Latina) e di penetrare nell’ecosistema delle startup globali, creando una dipendenza tecnologica difficilmente reversibile.

Il “Boomerang” delle Sanzioni e la Rincorsa Cinese

Gli Stati Uniti, consapevoli dell’importanza strategica dell’Intelligenza Artificiale e dei veloci progressi tecnologici della Cina, hanno, come al solito, tentato l’approccio delle restrizioni attraverso mezzi indiretti come i controlli sulle esportazioni, le catene di approvvigionamento e la pressione sulle alleanze.

Sono quindi nate una serie di misure restrittive: limitazioni all’export di semiconduttori avanzati, controlli sulle tecnologie per la produzione di chip, sanzioni contro aziende come Huawei e restrizioni all’accesso cinese a componenti considerati essenziali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo era chiaro: rallentare la corsa tecnologica di Pechino e preservare il primato americano.

Nel breve periodo queste misure hanno certamente creato difficoltà alla Cina. Tuttavia, nel medio termine, hanno prodotto conseguenze non previste.

Il caso delle GPU NVIDIA è probabilmente l’esempio più emblematico di come il tentativo americano di rallentare l’IA cinese abbia avuto effetti contrastanti.

Nel 2022 il governo degli Stati Uniti ha imposto restrizioni all’esportazione verso la Cina delle GPU più avanzate di NVIDIA, in particolare dei modelli A100 e H100, che rappresentavano l’avanguardia nell’addestramento dei grandi modelli di IA come ChatGPT.

NVIDIA ha cercato inizialmente di aggirare le restrizioni creando versioni “depotenziate” appositamente per il mercato cinese, come le A800 e H800, progettate per rispettare i limiti imposti da Washington. Tuttavia, anche queste versioni sono state successivamente colpite da ulteriori restrizioni all’export.

Queste restrizioni hanno spinto la Cina a investire decine di miliardi nello sviluppo di chip nazionali; a sostenere aziende come Huawei nel settore dell’IA, che ha sviluppato i propri chip proprietari (come Huawei Ascend); ad accelerare la ricerca su GPU e acceleratori domestici; a ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana; a sviluppare modelli di IA più efficienti come Deepseek.

In pratica, gli Stati Uniti, nell’intento di mantenere la dipendenza cinese dalle tecnologie occidentali, hanno invece contribuito a rafforzare la determinazione cinese verso l’autosufficienza.

Il recente allarme sulla pericolosità dell’IA lanciato da varie aziende USA ha fatto sentire l’esigenza di creare un ente di controllo in grado di verificare che i modelli sviluppati rispettino determinate regole relativamente alle frodi, alle manipolazioni, alla privacy, alla disinformazione, al condizionamento della popolazione, ecc. Si vorrebbe cioè avere un utilizzo etico dell’intelligenza artificiale, sia nel suo sviluppo che nella sua applicazione.

Il presidente Trump è contrario all’istituzione di un ente di controllo sostanzialmente per due motivi.

  • La concorrenza con la Cina: un controllo imposto soltanto agli Stati Uniti potrebbe favorire le aziende cinesi nello sviluppo di modelli sempre più potenti. Se Pechino non adottasse limiti equivalenti, Washington rischierebbe di perdere un vantaggio tecnologico, economico e militare. Anche se l’ente di controllo fosse internazionale, sarebbe molto difficile garantire che la Cina rispetti le regole, soprattutto se le considerasse contrarie ai propri interessi strategici.
  • Rischio di rallentare l’innovazione: autorizzazioni preventive, test obbligatori e vincoli normativi potrebbero aumentare i costi e allungare i tempi di sviluppo, penalizzando le imprese americane. Per Trump, mantenere un ritmo elevato di innovazione è anche una questione di competitività nazionale. È una dinamica simile a quella di una corsa agli armamenti.

Il punto fondamentale è che la sicurezza dell’IA è un problema globale, mentre la competizione tecnologica è condotta soprattutto a livello nazionale. Un governo deve quindi valutare sia i rischi di uno sviluppo incontrollato, sia quelli di perdere terreno rispetto ai concorrenti.

Visto che il tentativo di ritardare lo sviluppo tecnologico dell’IA della Cina è fallito, è cambiato anche l’approccio americano. Durante la visita di Trump in Cina a maggio 2026, i due capi di Stato hanno concordato di avviare un dialogo intergovernativo sull’IA. Questo è un cambiamento di segnale: il quadro di governance dell’IA si sta spostando dalla “pressione unilaterale USA” al “tavolo negoziale bilaterale”. Gli Stati Uniti hanno scoperto che il contenimento unilaterale non ha prodotto i risultati sperati, e devono sedersi al tavolo per negoziare con la Cina le eventuali regole da adottare.

Aspetto Geopolitico e Industriale

Abbiamo già visto come una delle principali differenze tra il modello cinese e quello americano riguarda l’Open Source. Il software cinese IA è gratuito e di pubblico dominio, tanto che anche le stesse società americane ne fanno largo uso.

I modelli open source cinesi, con costo di licenza zero, diventano allora un’arma competitiva per conquistare i mercati esteri ed in particolare i mercati emergenti, riuscendo a penetrare facilmente nel Sud-Est asiatico, Medio Oriente, America Latina e Africa e direi in tutti i paesi Brics. Questi governi, per ragioni di “sovranità AI” e di costi, preferiscono modelli non vincolati dai controlli americani.

Diventare lo standard de facto per l’IA nel Sud globale e nei paesi Brics è un obiettivo che vale più di qualsiasi ricavo derivante dalle licenze software e crea inoltre un’importante dipendenza geopolitica.

L’utilizzo dell’open source cinese si traduce direttamente in un prezzo finale più basso per l’utente finale o per le aziende clienti. I prodotti tecnologici cinesi (dalla domotica ai software aziendali, fino alla robotica) che sfruttano e integrano queste IA open source costano meno dei corrispettivi prodotti occidentali (spesso legati a costose licenze API proprietarie come quelle di OpenAI o Google). Questo crea un forte vantaggio competitivo soprattutto nei mercati emergenti, dove il fattore prezzo è determinante.

Per questi stessi motivi le aziende statunitensi possono usare e stanno già usando massicciamente l’open source cinese. Piattaforme americane, startup e colossi tecnologici integrano modelli cinesi come quelli di DeepSeek, Alibaba (Qwen) o Moonshot per tagliare drasticamente i costi operativi.

In realtà, le aziende leader cinesi (come Alibaba, Tencent o Baidu) non regalano proprio tutto. Rilasciano gratis i modelli base (open source) per dominare il mercato e standardizzare la tecnologia, ma vendono a pagamento i servizi cloud avanzati, la sicurezza aziendale, la consulenza e la potenza di calcolo per far girare quei modelli.

La Cina sta usando l’open source come una leva interna per accelerare la propria transizione tecnologica a basso costo, trasformando un potenziale svantaggio geopolitico in un’arma di competitività commerciale spietata.

Molte aziende americane preferiscono non pagare le API “proprietarie” e scelgono l’open source costringendo i laboratori USA a tagliare i prezzi e mettendo a rischio il ritorno economico dei loro colossali investimenti in data center e chip. Per aziende come OpenAI o Anthropic, l’avanzata dell’open source cinese rappresenta una minaccia diretta alla loro sostenibilità economica.

Questa situazione ha sollevato enormi allarmi per la sicurezza nazionale a Washington e di certo, a lungo termine, avrà pesanti conseguenze. Se il tessuto industriale ed economico americano poggia su fondamenta software cinesi, gli USA rischiano di perdere la leadership tecnologica.

Per questo motivo i colossi americani stanno facendo pressione sul governo USA per imporre restrizioni e sanzioni per limitare l’uso di modelli open-weight stranieri all’interno del Paese. Tuttavia, gli esperti avvertono che bloccare software liberamente scaricabile da internet è quasi impossibile e potrebbe penalizzare proprio le startup americane, privandole di strumenti economici e competitivi.

La guerra è aperta – gli scenari possibili sono diversi e potrebbero includere restrizioni all’utilizzo dei modelli cinesi; divieto di accesso ai cloud occidentali e alle banche dati occidentali da parte dei modelli cinesi; possibili restrizioni ai modelli cinesi nell’accesso ai cloud e ai dati occidentali; o anche sovvenzioni governative alle società USA.

È probabile che chi guadagnerà più mercati in termini geopolitici possa anche avere un vantaggio nell’esportazione di hardware e software specializzati.

Al momento è la Cina che minaccia la leadership statunitense. La Cina è riuscita a reagire ai primi approcci statunitensi di restrizioni alle esportazioni sviluppando velocemente proprie tecnologie hardware e software recuperando velocemente il gap tecnologico.

Questo scenario potrebbe innescare una crisi sistemica per gli Stati Uniti. Wall Street sta scommettendo cifre astronomiche sul primato tecnologico americano; se la Cina dovesse spezzare questo monopolio, i mancati ritorni economici per le Big Tech statunitensi farebbero scoppiare una bolla finanziaria di proporzioni storiche, che potrebbe essere in grado di mettere in crisi non solo l’IA statunitense, ma l’intera economia americana.

Europa – Il vuoto strategico

In questa sfida globale tra titani, la posizione del Vecchio Continente si riassume in un verdetto impietoso: l’Europa è alla deriva, intrappolata in un profondo vuoto strategico.

Questa totale mancanza di direzione non è un incidente di percorso, ma la logica conseguenza di una leadership strutturalmente priva di visione geopolitica e di piani a lungo termine. Incapace di elaborare un pensiero autonomo, l’Europa ha da sempre rinunciato a fare sistema. Ha scelto di non creare sinergie vitali nei settori chiave della modernità, a partire dal software e dall’ecosistema digitale, abdicando a favore del dominio tecnologico degli Stati Uniti.

Washington è riuscita a imporre a livello globale i propri prodotti, i propri standard commerciali, i propri social network e i motori di ricerca internet, fino al controllo capillare dei sistemi operativi per smartphone. Di fatto, l’industria d’oltreoceano ha monopolizzato non solo il mercato tecnologico, ma l’intera infrastruttura dell’informazione e della comunicazione, inclusi i nodi nevralgici del cloud computing.

Nell’ultima e più decisiva avanguardia altamente strategica — quella dell’Intelligenza Artificiale — l’Europa è quasi del tutto assente. Ridotta a semplice spettatrice, assiste passivamente allo scontro titanico tra i modelli e i supercomputer di USA e Cina.

Oltre al vuoto strategico, il Vecchio Continente ha subito una forte subordinazione anche sul piano geopolitico, avallando passivamente agende dettate da attori esterni. Questa fragilità concettuale ha impedito la nascita di una reale indipendenza energetica, piegandosi spesso alle pressioni strategiche di Washington. È proprio questa debolezza che ha trascinato l’Europa nel conflitto in Ucraina — un Paese extra-UE —, costringendola a pagare un prezzo altissimo in termini di stabilità economica, risorse energetiche e conseguente perdita di competitività industriale.

Allo stesso tempo, la mancanza di un filtro critico ha spinto i leader europei ad abbracciare ciecamente le rigide politiche di decarbonizzazione dettate dall’ONU e dai trattati internazionali. Spesso imposte su basi più ideologiche che su solidi ed equilibrati parametri scientifici e di sostenibilità economica, queste scelte hanno assestato un colpo durissimo al tessuto manifatturiero e industriale europeo, privandolo di fonti di approvvigionamento stabili prima ancora di avere alternative competitive.

Senza una mente politica capace di garantire la produzione della propria energia e della propria tecnologia, l’Europa cessa di essere un soggetto geopolitico. Si riduce a mero spazio geografico, destinato a diventare terra di conquista delle superpotenze.

In questo scenario, la narrativa dominante ha spinto l’opinione pubblica a individuare nella Russia un nemico. Eppure, storicamente, la Russia di Putin aveva cercato un approccio di forte integrazione economica e commerciale con l’Europa, spingendosi persino a ipotizzare un dialogo per un inserimento nell’architettura di sicurezza della NATO. Una prospettiva sistematicamente ostacolata dagli Stati Uniti, consapevoli che un legame economico e strategico tra le risorse russe e la manifattura europea avrebbe creato un concorrente commerciale troppo temibile per l’egemonia statunitense.

Oggi, l’Europa si riscopre drammaticamente vulnerabile, divisa sulle risorse energetiche, e assiste quasi da spettatrice alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Il rischio concreto è che l’Europa smetta definitivamente di essere un attore della storia per trasformarsi in una terra di conquista — energetica, finanziaria e tecnologica — interamente dipendente dalle infrastrutture, dai dati e dai modelli di altri paesi.

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