Il Club di Roma

Non si può parlare di CO2 e Cambiamento Climatico se prima non si parla del Club di Roma, una delle varie organizzazioni nate sotto l’egida della famiglia Rockefeller. Subito dopo la II Guerra Mondiale gli Stati Uniti crearono varie organizzazioni per imporre una “conquista pacifica” dell’Europa.

Nel 1949 era stato fondato l’Aspen Institute con l‘intento di riunire uomini di cultura, pensatori e artisti. Nel 1954 fu il turno del Gruppo Bilderberg che era orientato a coinvolgere i leader politici e dell’industria per consolidare l’alleanza atlantica e frenare l’espansionismo sovietico. Nel 1968 fu istituito il Club di Roma che si preoccupava dello sviluppo socio-economico e del degrado ambientale.

Il Club di Roma nasce da un’iniziativa dell’imprenditore italiano Aurelio Peccei e dello scienziato inglese Alexander King. Nel 1968, Peccei e King, invitarono a Roma un gruppo di scienziati, economisti e industriali, per discutere i temi al centro delle loro preoccupazioni, dando vita a quello che sarà chiamato il “Club di Roma“, dato che il primo incontro si tenne a Roma, presso l’Accademia dei Lincei.

Peccei era un uomo di Gianni Agnelli, che era molto legato al potente mondo della finanza e delle organizzazioni segrete. Agnelli è stato un assiduo membro del Gruppo Bilderberg e della Commissione Trilaterale, è stato membro e finanziatore dell’Istituto Affari Internazionali, l’equivalente del CFR americano e del RIIA inglese; aveva stretti rapporti con i banchieri Lazard e con i Rockefeller, tanto da essere nel consiglio di amministrazione della Chase Manhattan Corporation (di cui David Rockefeller è stato Presidente e Amministratore Delegato). Dopo la sua morte è stato suo nipote, John Elkann, a subentrare in queste attività.

Peccei entrò nel gruppo FIAT e fu a capo della FIAT-Concord in Argentina. Anche Peccei frequentava i circoli riservati dell’Istituto Affari Internazionale e del Bilderberg, dove, con molta probabilità, fu introdotto da Gianni Agnelli, dato che vari alti dirigenti della FIAT frequentavano il Bilderberg come Paolo Fresco, Renato Ruggero, Paolo Zannoni, Cesare Romiti, Alessandro Vanzetto, Umberto Agnelli, Vittorio Valletta.

Secondo l’autore americano Gary Allen, il Club di Roma fu concepito nella Villa Serbelloni, a Bellagio, sul lago di Como, villa di proprietà della Fondazione Rockefeller. La riunione di Roma in cui si dette inizio al Club fu sponsorizzata dalla Fondazione Agnelli e successivamente arrivarono finanziamenti anche dalla Fondazione Rockefeller.

John Coleman, autore del libro “Il Comitato dei 300” ha scritto anche un libro intitolato “Club di Roma” in cui afferma che fu la NATO a voler creare il Club di Roma e scelse Aurelio Peccei come uomo da mettere a capo dell’istituzione. John Coleman scrisse questi due libri, considerati teorie complottiste, ma buona parte di quello che diceva era vero o si è avverato.  

Ho trovato conferma che Peccei aveva anche ottimi rapporti con la NATO, tanto da essere messo, nel 1963, a capo di ADELA (Atlantic Community Development Group for Latin America), una istituzione creata dalla NATO, come risulta da questo testo estratto da un documento della North Atlantic Assembly.

I membri del Club di Roma sono circa un centinaio, di cui una decina italiani; l’unico di essi di una certa notorietà è Enrico Giovannini, ex ministro del Governo Draghi. Tra i membri onorari troviamo la ex Regina Beatrice d’Olanda  e la ex Regina Sofia di Spagna. Varie fonti riportano che in passato vi sono stati membri molto prestigiosi quali: Al Gore, Mikhail Gorbachev, Bill Clinton , Jimmy Carter, George Soros, Tony Blair, Bill Gates.

LIMITI DELLO SVILUPPO

Grazie ai finanziamenti ottenuti dalla Fondazione Agnelli e dalla Fondazione Rockefeller fu costituito un gruppo di lavoro presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology) che nel 1972 elaborò il primo studio del Club di Roma dal titolo “I limiti dello sviluppo”, noto anche come rapporto Meadows, che dimostrava i limiti dell’evoluzione demografica e delle risorse umane, che avrebbero impedito una crescita economica sostenibile. Da tale rapporto iniziò a nascere la teoria della decrescita felice, che tanto piace al Movimento 5 Stelle e si cominciò a parlare di crescita sostenibile.

Lo studio fu pubblicato in 18 edizioni e 23 lingue suscitando molto interesse, specialmente nelle organizzazioni ambientaliste, che lo utilizzavano a sostegno delle proprie tesi. La previsione che dopo l’anno 2000 il pianeta sarebbe andato incontro ad un esaurimento delle risorse naturali fu completamente sbagliata e sostanzialmente rigettata dalla comunità scientifica ed economica internazionale. Addirittura veniva predetto che risorse come oro, mercurio, zinco, rame e gas si sarebbero esaurite prima dell’anno 2000.

Successivamente, Aurelio Peccei confessò che gli algoritmi ed i dati che erano stati usati nello studio erano stati manipolati per ottenere il risultato voluto e ciò era stato fatto perché il mondo aveva bisogno di uno shock affinché potesse accettare un eventuale controllo della popolazione.

Questo è un classico esempio di come si condiziona il mondo: si fa fare uno studio a un ente “affidabile”, di risonanza mondiale, con dati falsificati e lo studio diventa attendibile; viene poi ripreso e diffuso da tutti i media e diventa così verità assoluta e consolidata.

Questo è quello che afferma tuttora il Club di Roma rispetto alle previsioni dello studio del 1972, risultate completamente sballate.

“Pubblicato nel 1972 – Il messaggio di questo libro vale ancora oggi: le risorse interconnesse della terra – il sistema globale della natura in cui tutti viviamo – probabilmente non possono sostenere gli attuali tassi di crescita economica e demografica molto oltre l’anno 2100, se così lungo, anche con tecnologia avanzata. “

LO STUDIO

Lo Studio presentato nel libro “The Limits of Growth” è condensato sostanzialmente nel grafico che vedete.

L’immagine mostra cinque fattori messi in relazione tra loro in base ai parametri decisi a tavolino dai ricercatori.

  1. La linea blu identifica le risorse non rinnovabili
  2. La linea rossa la produzione industriale
  3. La linea viola la quantità di cibo pro-capite
  4. La linea verde la popolazione
  5. La linea arancione l’inquinamento

Fare previsioni sul futuro del pianeta è estremamente complesso perché i parametri di cui si deve tener conto sono infiniti ed interconnessi. Certamente alcune risorse naturali non rinnovabili tendono ad esaurirsi, ma è presumibile che la scienza e la tecnologia possano trovare soluzioni alternative.

Quando si fanno queste simulazioni si può decidere a priori quali debbano essere i risultati finali, basta scegliere gli opportuni dati di input per gli algoritmi utilizzati e questo sembra essere ciò che hanno fatto.

Oltre ad aver fatto previsioni completamente errate sull’esaurimento di risorse naturali entro l’anno 2000, sono state fatte assunzioni che lasciano un po’ perplessi. Ad esempio viene assunto che l’inquinamento abbia una crescita esponenziale. Viene assunto che la produzione di cibo diminuisca significativamente intorno all’anno 2030. Dopo il 2050 viene previsto un crollo della produzione industriale e della popolazione.

Lo studio non prendeva in considerazione la crisi climatica, si parla di leggero aumento della CO2 in relazione ai problemi di inquinamento.

Nonostante le previsioni errate per l’anno 2000 lo studio ha continuato ad essere considerato valido anche successivamente. Si è però spostato il focus sul cambiamento climatico associandolo all’aumento della CO2.

Nel 2014 hanno continuato con previsioni errate sostenendo che il Gas e Petrolio ottenuto dal processo si Fracking (da scisti bituminosi) si sarebbe esaurito in 5-10 anni. Oggi gli USA sono il maggior produttore ed esportatore di Gas da Fracking, oltre metà del Gas USA viene dal Fracking e la capacità produttiva è in crescita.

Si ha la sensazione, il sospetto, che certe scelte geo-politiche di oggi siano fatte proprio per ottenere una crisi di sostenibilità.  

Crisi energetica  – La carenza di energia ha la conseguenza di creare una riduzione della produzione industriale per l’alto costo dell’energia. La guerra contro la Russia ha tagliato il rifornimento di Gas e Petrolio verso l’Europa e addirittura “qualcuno” ha sabotato il gasdotto Northstream 2 per impedire che il gas russo arrivasse in Europa.  Ciò ha provocato danni alla produzione industriale; la Germania per la prima volta è andata in recessione economica. Inoltre, stanno anche cercando di ridurre le centrali nucleari.

Crisi alimentare ? – Stanno attuando una politica, diciamo “strana”, verso l’agricoltura e l’alimentazione. Bill Gates ha acquistato enormi appezzamenti di terreno in USA, si parla di 120 mila ettari in 19 stati. Gates non è il solo magnate ad aver acquisito terreni. Contemporaneamente, in Europa stanno cercando di ridurre la produzione agricola espropriando terreni agli agricoltori con la scusa di ridurre l’inquinamento (Olanda e Irlanda). In Italia vengono offerti prezzi più alti di mercato per l’acquisto di terreni destinati a parchi fotovoltaici. Stanno forse cercando di generare una crisi alimentare riducendo la produzione agricola?

LA CRESCITA DEMOGRAFICA È UN PROBLEMA

Cercano di non dirlo apertamente, ma il vero problema della sostenibilità è la crescita della popolazione. Dato che le risorse non rinnovabili tendono ad esaurirsi, per farle durare di più sarebbe meglio ridurre i consumi e ciò si ottiene riducendo il numero degli abitanti della terra.

Dennis Meadow, l’autore dello studio del 1972 lo dice chiaramente in alcuni suoi interventi, affermando che la popolazione ideale del pianeta dovrebbe essere di un miliardo di persone, al massimo due, e lancia il concetto di libertà in contrapposizione alla popolazione.

La libertà dipende da quanto consumo sarà permesso. Se si vuole più libertà e più consumo ci deve essere meno popolazione. Viceversa, se è imposta una forte dittatura ed un abbassamento degli standard di vita e di consumo si possono supportare anche 9 miliardi di persone. Secondo Meadows, questa è la scelta che dovranno fare i nostri governanti.

In una intervista del 2017 Dennis Meadows dice chiaramente che la crescita della popolazione non è oggi sostenibile con le risorse del pianeta. “Mi aspetto che ci sia una soluzione al problema pacifica, non imposta con la forza. Certo questo non vuol dire che non sia indolore”.

Sembrerebbe che questa strategia sia in fase di realizzazione. Hanno cominciato a ridurre le nostre libertà con la pandemia, e ci stanno rendendo la vita più difficile con una serie di norme e imposizioni sempre più aggressive (vedi video su riduzione del contanti – Dittatura Monetaria).

LA DEMOCRAZIA NON PIACE AI POTENTI

In una intervista degli anni 70, Alexander King (uno dei fondatori del Club di Roma), afferma che il problema della sostenibilità è un problema che va risolto a livello globale. “dobbiamo togliere sovranità ai singoli Stati, un po’ per volta”. È esattamente quello che hanno fatto, l’Italia ha perso tutte le proprie sovranità; il concetto di democrazia è stato stravolto, i nostri voti di elettori non contano più niente.

In un libro scritto dallo stesso King dal titolo “The First Global Revolution” c’è un capitoletto intitolato “The limit  of  democracy” in cui si dice che la democrazia non è la forma di governo adatta per avere uno sviluppo sostenibile del pianeta. Sempre nello stesso libro c’è un altro capito dal titolo “The common enemy of humanity is Man”, dove si sostiene che i problemi del pianeta non sono l’inquinamento, il riscaldamento globale, la scarsità di acqua, la fame, ecc., ma è l’uomo, che è il responsabile di tutto ciò.

In una intervista più recente (vedi video) è Lerry Fink, capo del fondo Blackrock, a dichiarare che la democrazia non piace ai mercati finanziari. Anche Klaus Schwab, capo del World Economic Forum ha dichiarato in varie occasioni che il modello di governo di riferimento è quello cinese! Insomma ci stanno tutti dicendo in che direzione vogliono portarci!

Nel maggio 2010 la Rockefeller Foundation ha pubblicato un rapporto intitolato “Scenari per il futuro della tecnologia e lo sviluppo internazionale”, tradotto anche in italiano. Il rapporto prende in esame gli sviluppi tecnologici e cerca di identificare quattro scenari che potrebbero svilupparsi nei successivi 20 anni, in modo da essere pronti a fronteggiare nuove situazioni anche dal punto di vista filantropico. Gli scenari non sono previsioni, ma piuttosto ipotesi di possibili sviluppi futuri.

Questo rapporto, un tempo consultabile sul sito della Rockefeller Foundation è stato rimosso, ma è comunque reperibile in internet da altri siti che lo hanno copiato (leggilo qui in italiano).

Uno dei quattro scenari è chiamato LOCK STEP – (Fase di Blocco) – È uno scenario che prevede lo scoppio di una pandemia, descrivendo esattamente tutto quello che è successo nel 2020 in cui i cittadini sono stati costretti a rinunciare a numerose libertà. Il rapporto prevede uno stringente controllo  governativo e una leadership autoritaria, che rimangono in vigore anche dopo la ipotizzata pandemia con aumentati controlli sui cittadini, con una crescente disapprovazione da parte degli stessi cittadini ed un risvolto negativo sulla produzione industriale.

Questo Rapporto del 2010, sorprendentemente, descrive esattamente quello che è successo e sta tuttora succedendo. Sono stati bravi a prevedere o tutto quello che è successo è stato meticolosamente progettato e messo in atto?

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